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giovedì, 5 Febbraio 2026

Zelensky in Tour: Più date dei Måneskin e un Rider da Vera Rockstar

Il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky continua il suo inarrestabile, epico e ormai leggendario tour diplomatico europeo. Le tappe si susseguono con un ritmo frenetico, toccando Roma, Bruxelles, Parigi, Berlino e Londra con una frequenza che farebbe invidia a una rockstar internazionale impegnata nella promozione dell’album d’addio (o del terzo “reunion tour” per pagare gli alimenti). L’agenda è così fitta di colazioni di lavoro, pranzi istituzionali, cene di gala, aperitivi rinforzati e photo opportunity che si inizia seriamente a sospettare l’utilizzo di una controfigura, di un clone o di un ologramma avanzato per gli eventi minori. Mentre il suo Paese è ancora tragicamente un campo di battaglia, la diplomazia internazionale sembra essersi trasformata in un gigantesco roadshow itinerante, dove la presenza scenica, l’outfit militare sempre impeccabile e la capacità di bucare lo schermo contano quasi più della sostanza politica degli accordi.

Un Rider Tecnico “Esplosivo” e Costoso

A Roma, Zelensky è arrivato non per cantare i suoi grandi successi, ma per presentare il suo “rider” tecnico ai promoter locali (leggi: il Governo). A differenza delle vere star del rock che si limitano a chiedere ciotole di M&M’s rigorosamente solo blu, asciugamani di cotone egiziano o acqua delle Fiji servita a temperatura ambiente, il Presidente ucraino ha richieste decisamente più “impattanti” e rumorose: sistemi missilistici a lungo raggio, droni da combattimento di ultima generazione e garanzie di sicurezza che impegnerebbero il PIL italiano per i prossimi tre secoli e mezzo. La lista della spesa è lunga, dettagliata e incredibilmente costosa, e i leader europei cominciano a mostrare quella tipica espressione imbarazzata di chi, al ristorante di lusso, si accorge di aver ordinato il vino più caro della lista senza aver prima controllato il prezzo sul menu.

Carbonara, Pacche sulle Spalle e Promesse Vaghe

L’accoglienza italiana, come da nostra migliore tradizione, è stata calorosa, scenografica ma vagamente inconcludente. Conoscendo i tempi biblici, la burocrazia farraginosa e i modi felpati della nostra politica estera, è altamente probabile che Zelensky tornerà a Kiev con un bagaglio leggermente diverso da quello sperato. Al posto dei caccia F-16 e dei sistemi di difesa aerea, potrebbe trovarsi con molte strette di mano vigorose (ma sudate per l’ansia), qualche pacca sulla spalla carica di quella tipica “solidarietà emotiva” che non costa nulla al contribuente e, se è particolarmente fortunato, la ricetta segreta della vera carbonara romana (assolutamente senza panna, si spera, per non creare un nuovo incidente diplomatico internazionale). La sensazione diffusa è che l’Europa sia stanca, il pubblico sia ormai assuefatto allo spettacolo, e il “tour” stia diventando una routine stanca in attesa del gran finale che sembra non arrivare mai.

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