Nel tempio sacro della musica, l’unica nota stonata è la libertà di espressione. Una lavoratrice è stata Licenziata per Urlo “Palestina Libera” durante uno spettacolo. Il Sovrintendente della Scala ha deciso che l’opera lirica non è luogo per la politica, ma solo per gioielli costosi e sonnellini eleganti. Una decisione che fa discutere e che trasforma il teatro in una zona demilitarizzata dal dissenso.
Perché essere Licenziata per Urlo è un Pericoloso Precedente
Il messaggio è chiaro: se lavori alla Scala, devi essere muto come un pesce, a meno che tu non debba cantare l’Aida. Essere Licenziata per Urlo di un’opinione politica apre scenari inquietanti. Domani ti licenzieranno se starnutisci durante un pianissimo? O se indossi calzini di un colore non approvato dal direttore d’orchestra? L’arte dovrebbe scuotere le coscienze, non anestetizzarle.
La lavoratrice ha osato rompere il rito sacro dell’ipocrisia borghese, e per questo è stata punita con l’esilio. Il loggione, storico luogo di critiche feroci ai tenori, ora trema: e se il prossimo fossi io?
Le reazioni del Pubblico (quello sveglio)
Mentre i sindacati insorgono (con calma), il pubblico si divide. C’è chi applaude al decoro ritrovato e chi grida alla censura. Ma una cosa è certa: essere Licenziata per Urlo entrerà nella storia del teatro, non per meriti artistici, ma per demeriti democratici. La prossima volta, suggeriamo di urlare “Bravo!” anche se l’opera fa schifo: quello, stranamente, non disturba mai nessuno.
Fonte della notizia reale che ha ispirato questa correzione: “Milano: Licenziata dalla Scala per urlo “Palestina Libera“”
PER APPROFONDIMENTI
- Teatro alla Scala: Il tempio della musica (e del silenzio forzato).
- Wikipedia – Libertà di Parola: Un concetto che alla Scala sembra essere passato di moda.
- CGIL: Per chi cerca qualcuno che urli al posto suo.
