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mercoledì, 4 Febbraio 2026

Contributo Banche: la Lega riscopre Marx e Tajani teme i Soviet

L’autunno porta con sé le castagne, il primo freddo e, puntuale come una cartella esattoriale, la legge di bilancio. Quest’anno, però, la stagione delle sorprese si arricchisce di una perla inaspettata: la proposta della Lega di un contributo banche per sostenere famiglie e imprese. Un’idea che ha avuto l’effetto di un elettroshock sulla maggioranza, trasformando il dibattito economico in una rievocazione storica della Guerra Fredda, con tanto di spettri sovietici evocati direttamente dal Ministro degli Esteri.

Il Ritorno del Compagno Salvini, Eroe dei Due Mondi (Bancari)

Dimenticate il Capitano che brandiva il rosario. Il nuovo leader leghista sembra aver passato l’estate a rileggere “Il Capitale”, scoprendosi un’inaspettata vocazione da Robin Hood padano. L’obiettivo? Le banche, viste come forzieri pieni d’oro da cui attingere per il bene del popolo (elettore). La proposta di un contributo banche è stata lanciata con la delicatezza di un ariete contro la porta di un caveau, mostrando un volto della Lega più attento alla redistribuzione che alla secessione. Una metamorfosi affascinante che trasforma la felpa verde in un versatile capo d’abbigliamento, buono sia per citofonare che per guidare la rivoluzione.

Tajani e il Fantasma dell’Unione Sovietica

Dall’altra parte della barricata, il custode dell’ortodossia liberale, Antonio Tajani. Alla sola parola “contributo”, il Ministro ha visto materializzarsi i fantasmi di Lenin e Stalin nei corridoi di Forza Italia. La sua reazione, un lapidario “Robe da Unione Sovietica”, è già un classico. È la fotografia di un cortocircuito politico esilarante: un pezzo del governo che accusa un altro pezzo dello stesso governo di voler instaurare il comunismo. Mentre Salvini affila il suo grimaldello a forma di falce e martello, Tajani si aggrappa al manuale del libero mercato come se fosse l’ultima reliquia in un mondo di bolscevichi.

Un Contributo per le Famiglie o una Tassa di Distrazione di Massa?

Al netto del teatrino, la domanda è lecita: questo improvviso amore per la tassazione dei “poteri forti” è una sincera preoccupazione per le famiglie o l’ennesima mossa per distrarre l’opinione pubblica dai veri problemi? Mentre i due galli nel pollaio litigano su chi sia più liberale e chi più socialista, il rischio è che, alla fine della fiera, il famoso contributo banche si traduca in costi maggiori per i correntisti. Perché si sa, la banca non perde mai. E in attesa di capire chi vincerà questa surreale battaglia ideologica, forse è il caso di controllare il nostro estratto conto. Non si sa mai che il “contributo” non ce lo abbiano già addebitato.

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