WHAT-IF: La genesi del consenso predittivo
Nel proscenio europeo si delinea un’iniziativa inquietante, finanziata con cospicui fondi pubblici, che mira a instaurare una forma di consenso predittivo attraverso la creazione di un gemello digitale della sfera informativa. Il progetto, battezzato WHAT-IF, si prefigge di edificare una simulazione ad alta fedeltà dell’ecosistema politico e mediatico. L’intento, celato dietro una facciata di ricerca accademica, è quello di testare, anticipare e infine plasmare le reazioni collettive a qualsiasi iniziativa legislativa o campagna informativa. Si tratta di un laboratorio di ingegneria sociale, un meccanismo subdolo la cui finalità ultima è la neutralizzazione preventiva di ogni forma di dissenso, trasformando il dibattito pubblico in una variabile controllata e la democrazia in un esercizio pre-programmato.
La metodologia del controllo e il consenso predittivo
L’architrave di questo sistema di controllo si fonda sull’impiego sinergico di tecnologie avanzate. Vengono aggregati dati comportamentali reali, talvolta ceduti inconsapevolmente sotto l’egida della ricerca, e processati da sofisticati modelli linguistici, i medesimi che alimentano le intelligenze artificiali generative. A ciò si aggiunge la modellazione ad agenti, che consiste nel creare repliche digitali dei cittadini, avatar con identità simulate il cui comportamento può essere analizzato e previsto. Il tutto è validato tramite esperimenti immersivi, ambienti virtuali dove utenti-cavia interagiscono con flussi informativi pilotati, credendo di trovarsi su comuni piattaforme social, mentre le loro reazioni vengono meticolosamente registrate e studiate. L’obiettivo esiziale non è violare la legge, bensì renderla superflua, modellando le condizioni per un consenso predittivo e onnipervasivo.

La gabbia invisibile del consenso predittivo
Nonostante le rassicurazioni ufficiali sulla conformità normativa e sulla nobile missione di contrastare la disinformazione, il progetto WHAT-IF si configura come uno strumento di pre-crimine cognitivo. La sua pericolosità non risiede nella violazione della privacy, ma nella sua capacità di rendere la simulazione indistinguibile dalla realtà. Mettendo a disposizione dei decisori politici uno strumento capace di “dosare” la libertà d’espressione e di orientare a monte il sentire comune, si edifica la prigione perfetta: invisibile, predittiva e ammantata di legittimità scientifica. Si materializza così un incubo distopico, un Truman Show cognitivo dove il vero arbitro non è più il cittadino, ma un algoritmo che ha già scritto il copione e un regolamento che si appresta a metterlo in scena.
Per approfondimenti:
- Sito ufficiale del progetto WHAT-IF
Pagina principale del progetto europeo WHAT-IF, con descrizione degli obiettivi, metodologie di simulazione dell’ambiente informativo politico e quadro giuridico del finanziamento Horizon Europe. - Scheda tecnica sul portale CORDIS
Documentazione ufficiale UE con dettagli sul budget (3+ milioni di euro), coordinatori (Vrije Universiteit Amsterdam), partecipanti internazionali e struttura del “digital twin” per testare interventi normativi. - MIT Technology Review Italia: Etica dei digital twin
Analisi indipendente sui rischi etici della simulazione del comportamento umano, con focus su consenso informato, profilazione predittiva e limiti delle “repliche digitali” in contesti democratici.
