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UE: il piano del consenso predittivo

L'UE finanzia WHAT-IF con milioni pubblici: un gemello digitale per testare leggi e messaggi sulle masse. Dietro la promessa di combattere la disinformazione si cela uno strumento di ingegneria sociale per forgiare un consenso predittivo, anticipando e neutralizzando il dissenso. La democrazia diventa una variabile in un esperimento di controllo algoritmico, invisibile e pervasivo.

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Il progetto WHAT-IF mira a creare un gemello digitale dell'opinione pubblica per simulare e orientare le reazioni dei cittadini.

WHAT-IF: La genesi del consenso predittivo

Nel proscenio europeo si delinea un’iniziativa inquietante, finanziata con cospicui fondi pubblici, che mira a instaurare una forma di consenso predittivo attraverso la creazione di un gemello digitale della sfera informativa. Il progetto, battezzato WHAT-IF, si prefigge di edificare una simulazione ad alta fedeltà dell’ecosistema politico e mediatico. L’intento, celato dietro una facciata di ricerca accademica, è quello di testare, anticipare e infine plasmare le reazioni collettive a qualsiasi iniziativa legislativa o campagna informativa. Si tratta di un laboratorio di ingegneria sociale, un meccanismo subdolo la cui finalità ultima è la neutralizzazione preventiva di ogni forma di dissenso, trasformando il dibattito pubblico in una variabile controllata e la democrazia in un esercizio pre-programmato.

La metodologia del controllo e il consenso predittivo

L’architrave di questo sistema di controllo si fonda sull’impiego sinergico di tecnologie avanzate. Vengono aggregati dati comportamentali reali, talvolta ceduti inconsapevolmente sotto l’egida della ricerca, e processati da sofisticati modelli linguistici, i medesimi che alimentano le intelligenze artificiali generative. A ciò si aggiunge la modellazione ad agenti, che consiste nel creare repliche digitali dei cittadini, avatar con identità simulate il cui comportamento può essere analizzato e previsto. Il tutto è validato tramite esperimenti immersivi, ambienti virtuali dove utenti-cavia interagiscono con flussi informativi pilotati, credendo di trovarsi su comuni piattaforme social, mentre le loro reazioni vengono meticolosamente registrate e studiate. L’obiettivo esiziale non è violare la legge, bensì renderla superflua, modellando le condizioni per un consenso predittivo e onnipervasivo.

una mano che manipola ologrammi di una città, alterando il comportamento dei suoi abitanti. metafora del consenso predittivo e del progetto what-if.
l’opinione pubblica diventa una variabile manipolabile in laboratorio, grazie a strumenti di simulazione come il progetto what-if.

La gabbia invisibile del consenso predittivo

Nonostante le rassicurazioni ufficiali sulla conformità normativa e sulla nobile missione di contrastare la disinformazione, il progetto WHAT-IF si configura come uno strumento di pre-crimine cognitivo. La sua pericolosità non risiede nella violazione della privacy, ma nella sua capacità di rendere la simulazione indistinguibile dalla realtà. Mettendo a disposizione dei decisori politici uno strumento capace di “dosare” la libertà d’espressione e di orientare a monte il sentire comune, si edifica la prigione perfetta: invisibile, predittiva e ammantata di legittimità scientifica. Si materializza così un incubo distopico, un Truman Show cognitivo dove il vero arbitro non è più il cittadino, ma un algoritmo che ha già scritto il copione e un regolamento che si appresta a metterlo in scena.

Per approfondimenti:

  1. Sito ufficiale del progetto WHAT-IF
    Pagina principale del progetto europeo WHAT-IF, con descrizione degli obiettivi, metodologie di simulazione dell’ambiente informativo politico e quadro giuridico del finanziamento Horizon Europe.
  2. Scheda tecnica sul portale CORDIS
    Documentazione ufficiale UE con dettagli sul budget (3+ milioni di euro), coordinatori (Vrije Universiteit Amsterdam), partecipanti internazionali e struttura del “digital twin” per testare interventi normativi.
  3. MIT Technology Review Italia: Etica dei digital twin
    Analisi indipendente sui rischi etici della simulazione del comportamento umano, con focus su consenso informato, profilazione predittiva e limiti delle “repliche digitali” in contesti democratici.

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