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giovedì, 5 Febbraio 2026

Meloni Toghe Scontro: La Guida Definitiva alla Guerra tra Poteri

Quando Giorgia sale in cattedra e la Magistratura finisce dietro la lavagna

La Stoccata di VelAliter:
“La separazione dei poteri è un concetto bellissimo, peccato che in Italia l’abbiamo scambiata per una separazione consensuale finita male, con lancio di piatti incluso.”

Se pensavate che il lunedì mattina fosse difficile solo per voi che dovete timbrare il cartellino, provate a mettervi nei panni della nostra Premier. Non passa giorno senza che il delicato equilibrio tra Meloni, le Toghe e lo Scontro istituzionale si arricchisca di un nuovo, scoppiettante capitolo. Durante l’ultima conferenza stampa, Giorgia Meloni ha deciso di togliersi non uno, ma tutti i sassolini dalle scarpe, lanciandoli con precisione balistica verso le aule di tribunale.

Ascolta o guarda l’episodio:


La Meloni contro le Toghe: uno Scontro che fa storia (e geografia)

Il cuore della vicenda è semplice, quasi banale nella sua gravità: il Governo fa le leggi, i giudici le applicano, ma a volte le applicano in modo che al Governo non piace. Apriti cielo. L’accusa lanciata dalla Presidente del Consiglio è pesante: ci sarebbe una parte della magistratura che, con sentenze definite “creative”, renderebbe vano il lavoro dell’esecutivo, specialmente in tema di immigrazione e sicurezza. È l’eterno ritorno dell’uguale: Berlusconi aveva le toghe rosse, la Meloni ha le toghe creative. Cambia l’aggettivo, ma la sostanza resta un ring dove l’arbitro viene regolarmente preso a sediate dai pugili.

Il paradosso della Giustizia “à la carte”

Qui entriamo nel meraviglioso mondo del paradosso italiano. La narrazione di Meloni sulle Toghe e lo Scontro si basa su un’idea affascinante: la legge dovrebbe essere interpretata non secondo i codici, ma secondo il “sentimento popolare” (o meglio, elettorale). Se il governo decide che un provvedimento è “giusto e necessario”, il fatto che sia tecnicamente incostituzionale diventa un dettaglio fastidioso, un cavillo da azzeccagarbugli. Siamo di fronte alla nascita della “Giurisprudenza Emotiva”: non conta se è legale, conta se prende like. È come se un arbitro di calcio fischiasse rigore non perché c’è stato fallo, ma perché la curva sta urlando forte.

Dall’altra parte, abbiamo una magistratura che a volte sembra divertirsi a fare il contropelo alla politica, con un tempismo che nemmeno un orologiaio svizzero. Ma la reazione del governo tradisce un nervosismo di fondo: l’incapacità di accettare che in democrazia esistono dei limiti. Il potere esecutivo vorrebbe essere anche legislativo e giudiziario, in un fantastico “tre per uno” da offerta del supermercato.

Le conseguenze: verso il processo al televoto

Dove ci porterà questa escalation tra Meloni, le Toghe e lo Scontro infinito? Se la tendenza è questa, il futuro è distopico ma esilarante. Per evitare “interferenze”, potremmo abolire direttamente i tribunali come li conosciamo. Immaginate processi condotti da Amadeus, dove la sentenza viene decisa dal pubblico in sala o dal televoto da casa. “Vuoi assolvere l’imputato? Manda un SMS al 4848”.

Oppure, potremmo istituire il “Giudice Artificiale di Governo”: un’IA programmata direttamente da Palazzo Chigi che emette sentenze perfettamente allineate ai decreti legge cinque minuti dopo la loro approvazione. Sarebbe la fine della separazione dei poteri, ma sai che risparmio sui tempi della giustizia civile? Nel frattempo, noi cittadini restiamo spettatori di questo match di wrestling istituzionale, sperando solo che, tra un colpo basso e l’altro, qualcuno si ricordi anche di governare il Paese.


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