La Diplomazia della Moderazione
In un mondo che implora la de-escalation, Benjamin Netanyahu ha consultato il suo manuale di “Risoluzione Pacifica dei Conflitti” e, a quanto pare, lo ha letto al contrario. Il premier israeliano ha ordinato “immediati e potenti” raid su Gaza come rappresaglia per (presunte) violazioni del cessate il fuoco.
Una mossa che dimostra, ancora una volta, una profonda fiducia nel vecchio adagio: “Se lanciare una bomba non ha risolto il problema, forse non ne hai lanciate abbastanza”. È la logica del piromane che cerca di spegnere un incendio usando un lanciafiamme. E il bello è che funziona sempre, basta chiedere a chi non può più rispondere.
Un Dialogo “Potente”
La scelta dell’aggettivo “potenti” non è casuale. Non sono raid “normali”, “leggeri” o “di avvertimento”. No, sono “potenti”. Un chiaro segnale che la pazienza è finita e che ora si fa sul serio. O meglio, si continua a fare sul serio, come l’anno scorso, e l’anno prima ancora.
Questa strategia di comunicazione muscolare è affascinante. È come se il vicino di casa, infastidito dalla tua musica alta, rispondesse abbattendo il muro di casa tua con una ruspa. “Così impari”. I risultati, in termini di stabilità regionale, sono sotto gli occhi di tutti: un disastro perpetuo che si autoalimenta.
La Rappresaglia come Forma d’Arte
La rappresaglia è diventata l’unica forma d’arte politica rimasta in Medio Oriente. Non si costruiscono ponti, si misurano i crateri. Questi nuovi, potenti raid Gaza non porteranno la pace, non porteranno la sicurezza e non risolveranno le violazioni. Porteranno solo alla prossima, inevitabile, rappresaglia.
Ma non preoccupatevi, è tutto sotto controllo. La comunità internazionale “esprimerà profonda preoccupazione”, gli ambasciatori “prenderanno nota” e tutto continuerà come prima. Perché la pace è un obiettivo noioso, mentre la guerra, quella sì che fa notizia.
Fonte della notizia reale che ha ispirato questa correzione: “Netanyahu ordina “immediati e potenti” raid sulla striscia di Gaza”, Radio Popolare.
PER APPROFONDIMENTI
- AL JAZEERA: Per sentire l’altra campana, prima che venga bombardata anche quella.
- HAARETZ: Le voci critiche (e spesso inascoltate) dentro Israele.
- AMNESTY INTERNATIONAL: Per tenere il conto delle violazioni, se ancora vi interessa.
