La Riconfigurazione della Verità e la Minaccia della Censura ONU
Il dibattito pubblico internazionale è testimone di una pervicace iniziativa delle Nazioni Unite che, dietro l’egida della lotta all’odio, pare celare un’architettura di controllo informativo. Figure di spicco come Melissa Fleming, sottosegretaria generale ONU, manifestano allarme per la proliferazione di deepfake e contenuti fuorvianti, additandoli come una minaccia esistenziale per le missioni dell’organizzazione. Tuttavia, tale apprensione sembra essere il prologo di una strategia più ampia, volta a instaurare una forma di censura globale equiparando, in modo problematico, la critica legittima alla disinformazione e quest’ultima all’incitamento all’odio, con l’intento di sterilizzare ogni forma di opposizione.
Il Pretesto dell’Odio per una Censura Globale
L’offensiva delle Nazioni Unite si fonda su un’ermeneutica strategica e un lassismo definitorio. La nozione di “incitamento all’odio” viene resa volutamente anfibologica, estendendola fino a includere critiche verso entità sovranazionali. In questa logica, la stessa ONU può auto-rappresentarsi come un “gruppo identitario” meritevole di tutela, trasformando ogni dissenso verso le sue politiche, come l’Agenda 2030, in un attacco discriminatorio. Si tratta di una nebulosa semantica concepita per delegittimare a priori qualunque narrazione non allineata, propalando l’idea che la critica sia una forma mascherata di ostilità da reprimere.
Strumenti e Alleanze per la Censura Informativa
La realizzazione di questo progetto di censura si avvale di strumenti concreti, come i “Principi globali sull’integrità delle informazioni”. Tale documento, lungi dall’essere una mera guida etica, funge da catalizzatore per un ecosistema informativo “igienizzato”, dove la visibilità è un privilegio concesso solo a fonti approvate. Le partnership con colossi tecnologici, come quella con Google per manipolare i risultati di ricerca sul clima, sono emblematiche di questo approccio. La retorica di Fleming, che assimila la libera circolazione di idee a “inquinamento informativo”, svela la volontà di coartare il dibattito, dipingendo l’opposizione come il risultato di oscure macchinazioni anziché di legittimo scetticismo.
La Codifica della Censura nel Diritto Internazionale
L’aspirazione al controllo si sta progressivamente cristallizzando in documenti di portata globale. Il “Codice di condotta volontario per l’integrità delle informazioni” e il “Global Digital Compact” rappresentano i pilastri normativi di questa nuova dottrina. Essi non si limitano a raccomandazioni, ma esortano gli Stati a un monitoraggio attivo e alla limitazione dei contenuti non graditi, spingendo piattaforme e investitori a de-monetizzare le voci critiche. Il dissenso sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile viene così trasfigurato in un ostacolo concreto al “progresso”, la cui rimozione diventa un imperativo superiore che giustifica il sacrificio della libertà d’espressione sull’altare dell’integrità informativa.

Per approfondimenti:
- Definizione ufficiale ONU di “hate speech”
Pagina delle Nazioni Unite che chiarisce il concetto di “incitamento all’odio”, evidenziando l’assenza di una definizione giuridica universale e le sfide poste dai contenuti digitali, con particolare riferimento alla discriminazione basata su identità di gruppo . - Discriminazione razziale e migrazioni
Dichiarazione ONU che collega la lotta al razzismo all’Agenda 2030, criticando la criminalizzazione della migrazione irregolare e proponendo misure contro la xenofobia, incluso il contrasto a discorsi pubblici “negativi” verso i migranti . - Simposio ONU su IA e antiterrorismo
Resoconto di un evento dedicato al dualismo dell’intelligenza artificiale: strumento per la sicurezza (analisi di minacce) e potenziale veicolo di disinformazione, con enfasi sui “safeguard” per diritti umani e trasparenza . - Giornata internazionale contro l’incitamento all’odio
Pagina istituzionale dell’ONU che promuove iniziative globali contro l’odio online, sottolineando il nesso tra IA, disinformazione e minacce alla coesione sociale, con richiami al “Global Digital Compact” .
