📜 Autonomia differenziata: L’Italia si fa in venti
Il Fatto: Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera definitivo alle intese con le Regioni per l’attuazione dell’Autonomia differenziata, la riforma bandiera che consente ai governatori locali di assumere la gestione diretta di decine di materie nevralgiche, dalla sanità all’istruzione. Il provvedimento viene celebrato dalla maggioranza come una rivoluzione federalista capace di premiare il merito amministrativo, eliminare gli sprechi centralizzati e cucire servizi su misura per i cittadini, avvicinando i centri decisionali ai veri bisogni dei singoli territori.
Il Paradosso: In un Paese che ha già difficoltà titaniche a mettersi d’accordo su quale sia il modo corretto di cucinare la carbonara, l’idea di creare venti staterelli indipendenti dotati di proprie burocrazie creative rasenta il genio del caos. Il paradosso è che, inseguendo il mito dell’efficienza, si moltiplicheranno i passaggi autorizzativi e i regolamenti in conflitto. Se prima per far funzionare un ospedale dovevi litigare solo con Roma, da domani dovrai pregare in dialetto affinché il server della tua regione comunichi con quello della regione confinante, trasformando il sistema sanitario in un Risiko dove la sfortuna si paga coi dadi e con la tessera sanitaria.
La Conseguenza: L’Italia diventerà il paradiso dei cartografi e l’inferno dei pendolari. Per curarsi un’appendicite in un’altra regione servirà probabilmente il passaporto interno, un visto turistico e un certificato di sana e robusta costituzione federale. I programmi scolastici diventeranno così locali che in Lombardia si studierà la storia della Borsa Valori mentre in Calabria si terranno corsi di sopravvivenza alla mancanza di infrastrutture, creando una nazione unita solo dalla comune passione per il calcio e dall’odio viscerale per l’Agenzia delle Entrate.
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