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martedì, 24 Febbraio 2026

Manovra Finanziaria Miliardi: la straordinaria caccia al tesoro di Giorgetti

📉 Finanza Magica: La Manovra Finanziaria da 22 Miliardi svela il trucco

La Stoccata di VelAliter:
“I conti pubblici italiani sono ormai gestiti con lo stesso ottimismo di un giocatore d’azzardo che prenota una Ferrari coi soldi del Gratta e Vinci che non ha ancora grattato.”

La presentazione della Manovra Finanziaria per il 2026 da ben 22 Miliardi di euro ha rapidamente assunto i contorni di un’opera di realismo magico sudamericano. Il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha svelato i numeri del prossimo bilancio statale, mostrando un quadro in cui la volontà Politica cerca disperatamente di piegare le leggi della matematica. Annunciare stanziamenti faraonici senza avere fisicamente le coperture in cassa è diventato lo sport nazionale istituzionale, in un clima di perenne scommessa sul futuro che lascia i mercati esterrefatti e i cittadini sull’orlo di una crisi di nervi fiscale.

Ascolta o guarda l’episodio:


Il Fatto: 22 miliardi sul piatto, ma ne mancano 2

Le cifre divulgate dal ministero sono titaniche: il governo prevede di iniettare 22 miliardi di euro nell’economia per sostenere la crescita e non pesare sui ceti più deboli. Unico piccolo, trascurabile dettaglio contabile rilevato dalle opposizioni e dagli analisti: al momento, le risorse reali e certificate ammontano a malapena a 20 miliardi. I restanti due miliardi fluttuano in un limbo quantistico fatto di fantomatiche “spending review”, caccia agli evasori con droni ipotetici e una crescita del PIL sperata, invocata e forse anche pregata in qualche santuario mariano.

Il Paradosso: Ottimismo programmatico o bancarotta felice?

Il paradosso è di una crudeltà disarmante. Se un qualunque cittadino o piccolo imprenditore provasse a redigere il proprio bilancio aziendale iscrivendo a registro “soldi che spero di trovare per strada camminando”, verrebbe intercettato dalla Guardia di Finanza e ricoverato d’urgenza. Ma quando a farlo è lo Stato, questo cortocircuito mentale viene pomposamente etichettato come “ottimismo programmatico strutturale”. Si spendono soldi che non si hanno, confidando ciecamente in una crescita miracolosa che dovrebbe sistemare i saldi a fine corsa, come un adolescente che svuota la carta di credito confidando nella generosità inaspettata della nonna a Natale.

Le Conseguenze: Tassazioni fantasiose all’orizzonte

La conseguenza di questo azzardo macroeconomico è tristemente prevedibile. Quando, inesorabilmente, i due miliardi mancanti non si paleseranno dal nulla, l’esecutivo sarà costretto a una brutale marcia indietro. E poiché le “tasse” sono una parola vietata dal lessico elettorale, verremo sommersi da balzelli dai nomi creativi. Ci troveremo a pagare il “contributo di equità ecologica per il consumo di marciapiedi urbani” o la “micro-imposta sulla felicità percepita”, pur di tappare un buco che era evidente fin dal primo giorno in cui la Manovra è stata stampata.


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