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giovedì, 5 Febbraio 2026

Pace a Gaza: il nuovo accordo rivoluzionario

Stappate lo spumante, spegnete i notiziari di guerra e preparatevi a un’ondata di ottimismo a tempo determinato. Dopo due anni di assordante rumore bellico, i potenti della Terra hanno premuto il tasto “muto”. Al Cairo è andato in scena l’ultimo atto di una tragedia travestita da commedia diplomatica: la firma della nuova, scintillante pace a Gaza. Un accordo che ha tutto: strette di mano, sorrisi tirati per le telecamere e la promessa di un futuro radioso. Peccato che, a leggere le clausole in piccolo, sembri più il contratto di un gestore telefonico che un vero trattato di pace.

Un Cessate il Fuoco con la Garanzia “Visto e Piaciuto”

Il piano, definito da Donald Trump con la modestia che lo contraddistingue un “capolavoro in 20 punti”, è un meraviglioso esercizio di equilibrismo geopolitico. Da un lato, si concede il contentino di un cessate il fuoco immediato e la liberazione degli ostaggi. Dall’altro, si chiede ad Hamas di consegnare le armi e trasformarsi in un’associazione di beneficenza, sotto lo sguardo vigile di Washington e alleati. È come chiedere a un leone di diventare vegano in cambio di una fornitura a vita di insalata. Nobile, ma altamente improbabile.

La realtà è che questa “pace” non è una soluzione, ma una sospensione. Un time-out strategico concesso da un arbitro americano che ha bisogno di un successo da sbandierare prima delle elezioni. Le dichiarazioni ufficiali trasudano un’ipocrisia quasi artistica. Netanyahu lo accoglie come un “punto di partenza necessario”, che tradotto dal politichese significa: “Grazie, ora posso riorganizzare le truppe e dare la colpa a qualcun altro se fallisce”. Hamas, dal canto suo, parla di “clausole inaccettabili”, ovvero: “Ci piace la pausa, ma le armi servono per la prossima stagione”.

La Pace a Gaza: Un Affare per Tutti, Tranne che per la Pace

Mentre a Gaza si contano le macerie, a Bruxelles si contano i metri cubi di gas. La pace, per l’Europa, è soprattutto un pretesto per riaprire il rubinetto del Mediterraneo orientale. Con il corridoio EastMed di nuovo agibile, la pace diventa un accessorio funzionale alla sicurezza energetica. È la versione geopolitica del greenwashing: la chiamano “missione umanitaria”, ma in realtà stanno solo cercando di non rimanere al freddo il prossimo inverno.

L’Unione Europea, fedele alla sua tradizione di unità granitic… pardon, frammentata, si presenta al tavolo del Cairo con le idee chiare di un gruppo di turisti senza mappa. Francia e Spagna vogliono riconoscere lo Stato palestinese, Germania e Italia restano fedeli alla linea filo-israeliana, e Bruxelles si limita a stanziare fondi e a produrre comunicati stampa sulla “resilienza”. Nel frattempo, si consolida la “Fortezza Europa”, dove il riarmo viene venduto come un atto di protezione civile. Compriamo missili per garantire la pace, un po’ come bere veleno per dimostrare di avere un buon antidoto.

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Questa pace non è la fine della guerra, ma la sua evoluzione in una forma più gestibile e burocratica. È il passaggio dalla guerra cinetica alla guerra amministrativa. Israele controllerà la sopravvivenza dei palestinesi tramite valichi e permessi, trasformando la pace in un’occupazione a bassa intensità, con tanto di supervisione internazionale. Una sorta di “Grande Fratello” geopolitico dove la pace è solo un altro nome per il controllo. Come riportato da testate internazionali come Reuters, i dettagli economici sono cruciali.

In conclusione, il piano di pace per Gaza è un’illusione ottica ben congegnata. Un armistizio fragile, costruito non sulla volontà di riconciliazione, ma sulla convenienza strategica delle grandi potenze. È una pace che non basta, una pace che sa già di essere temporanea. Ma per ora, godiamoci lo spettacolo: i potenti firmano, le borse respirano e il mondo finge di crederci. Almeno fino al prossimo, inevitabile, episodio.

Per approfondimenti:

  1. Gaza: c’è l’accordo, ma è solo un primo passo
    Analisi dell’ISPI che esamina l’accordo di cessate il fuoco a Gaza mediato dall’amministrazione Trump, sottolineandone la natura di primo passo in un processo lungo e complesso, e le incognite future sulla governance e sul destino di Hamas.
  2. Medio Oriente: Pace a Gaza, le reazioni dal mondo
    Raccolta di reazioni internazionali all’accordo per Gaza da parte di leader e istituzioni globali, tra cui l’ONU, Russia, Iran, Arabia Saudita e diversi paesi europei, che evidenzia speranze e condizioni poste dalla comunità internazionale.
  3. Israele, Hamas e quell’accordo di pace ‘imperfetto’ per Gaza
    Approfondimento sui fattori geopolitici ed economici che spingono verso l’accordo, come la ricostruzione e le nuove rotte commerciali, e sulle fragilità che potrebbero farlo fallire, dalle tensioni politiche interne alla questione palestinese.
  4. Articolo originale su Sfero
    Link all’articolo originale fornito per riferimento e completezza di informazione.

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