Tajani e la crociata contro il Green Deal
La Stoccata di VelAliter:
“Se l’Italia è una locomotiva, Tajani è il macchinista che ha appena deciso di bruciare i sedili dei passeggeri per tenere accesa la caldaia.”
L’Italia è pronta a correre, parola di Vicepremier. Peccato che la direzione sembri essere quella opposta al resto del mondo civilizzato. Antonio Tajani ha recentemente dichiarato guerra ai “danni” causati dalla transizione ecologica, proponendo una ricetta economica che profuma di fuliggine e nostalgia. La sua ossessione per il Tajani Green Deal sta diventando il manifesto di una politica industriale che guarda al futuro usando lo specchietto retrovisore di una Fiat 127.
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La Locomotiva a Vapore nel 2026
L’immagine evocata dal Ministro degli Esteri è potente: l’Italia come “locomotiva d’Europa”. Ma analizzando le sue proposte per smontare le normative ambientali, viene il sospetto che non stia parlando di un treno ad alta velocità. La visione di Tajani sul Green Deal sembra piuttosto quella di una vaporiera ottocentesca, dove il progresso si misura in tonnellate di carbone bruciato e la salute pubblica è un fastidioso danno collaterale. Per il governo, la competitività delle imprese passa necessariamente attraverso la libertà di inquinare un po’ di più, come se il cambiamento climatico fosse un’invenzione dei burocrati di Bruxelles per venderci pannelli solari cinesi.
Il Paradosso della Crescita Tossica
Il vero cortocircuito logico sta nel considerare la sostenibilità un freno anziché un motore. Mentre le altre potenze globali investono miliardi in tecnologie pulite, noi rivendichiamo il diritto sovrano alla ciminiera. È come se un atleta olimpico, per correre più veloce, decidesse di ricominciare a fumare due pacchetti di sigarette al giorno sostenendo che “aprono i polmoni”. La battaglia di Tajani contro il Green Deal rischia di trasformare il Made in Italy in un marchio di archeologia industriale, perfetto per i musei ma invendibile sui mercati del futuro.
Conseguenze: Maschere Antigas in Omaggio
Se questa linea politica dovesse prevalere, il futuro dell’Italia è già scritto. Le nostre città diventeranno parchi a tema dickensiani, dove la nebbia non è umidità ma particolato sottile certificato DOP. Le imprese risparmieranno sui filtri, certo, ma spenderemo tutto il PIL in cure per l’asma. E quando l’Europa ci chiederà conto delle emissioni, risponderemo fieri dal finestrino della nostra locomotiva a carbone: “Non vi sentiamo, c’è troppo rumore di progresso!”.
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🔎 Approfondimenti
- Ansa: Tajani: “Italia locomotiva”
(La visione ferroviaria del governo che dimentica sempre i binari morti) - Il Sole 24 Ore: L’impatto del Green Deal
(Dati reali che spiegano perché inquinare non è un business plan a lungo termine) - Repubblica: Le critiche all’UE
(Bruxelles cattiva, carbone buono: la sintesi del pensiero governativo) - 📰 Rassegna Stampa Completa: Leggi tutti i temi del giorno
