Sussidi industriali: il nuovo quadro normativo europeo e le sue ambiguità
In un contesto di crescente allineamento mediatico, le istituzioni europee hanno ratificato una profonda alterazione del regime degli aiuti di Stato, introducendo il Clean Industrial Deal State Aid Framework (CISAF). Tale dispositivo normativo consente ai singoli governi di farsi carico fino alla metà degli oneri energetici delle aziende più energivore, a condizione che una porzione equivalente dei sussidi industriali sia vincolata a iniziative di decarbonizzazione. Sebbene l’intento dichiarato sia quello di agevolare la transizione ecologica, la misura cela invero la possibilità di un ingente trasferimento di risorse pubbliche a favore di comparti industriali ad alto consumo energetico e, non di rado, a elevato impatto ambientale.
La strategia italiana: deviare i fondi PNRR per i sussidi industriali
Il governo guidato da Giorgia Meloni ha manifestato l’intenzione di avvalersi appieno di questa facoltà, pianificando di stornare circa 15 miliardi di euro dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per alimentare questi nuovi sussidi industriali. Il PNRR, già afflitto da ritardi sistemici e con una capacità di spesa attestata ad appena il 34% a un anno dalla sua scadenza, viene così progressivamente smantellato per rispondere a un’impellenza politica: il sostegno alla competitività del tessuto industriale nazionale, messo a repentaglio dall’impennata dei costi energetici seguita alla crisi con la Russia. È cruciale rammentare che tali fondi non costituiscono una elargizione: dei 191,5 miliardi totali, ben 122,6 sono prestiti che graveranno sul debito pubblico. La loro mobilitazione implica inevitabilmente tagli a scapito di altri settori, in particolare i progetti infrastrutturali e ferroviari, la cui lenta progressione ne pregiudica il completamento entro il termine perentorio del 30 giugno 2026.
Il paradosso della transizione: fallimento dei piani e sussidi industriali di facciata
A rendere il quadro ancor più critico interviene il deludente esito del piano Transizione 5.0, concepito per incentivare l’efficienza energetica e la digitalizzazione con una dotazione di 6,3 miliardi. Ad oggi, la spesa effettiva si è arrestata a 13 milioni, un irrisorio 0,2%, a causa di criteri d’accesso eccessivamente stringenti e di una burocrazia ostativa. La Corte dei Conti e la Banca d’Italia hanno già espresso la loro preoccupazione. Si palesa così un paradosso evidente: mentre si tagliano investimenti strutturali a lungo termine, si utilizza denaro a debito per garantire la sopravvivenza a breve termine di settori industriali “pesanti”, mascherando l’operazione sotto la rassicurante etichetta della transizione ecologica. La vera trasformazione, quella che esige coraggio e visione strategica, rimane inattuata.

Per approfondimenti:
- Clean Industrial Deal State Aid Framework (CISAF) Pagina ufficiale della Commissione Europea che illustra struttura, tempistiche e tipologie di aiuti previsti dal nuovo quadro normativo (misure per energia pulita, decarbonizzazione industriale e sostegno agli utenti energivori), attivo dal 25 giugno 2025 al 31 dicembre 2030.
- La posizione dell’industria europea sul CISAF Comunicato di Cefic (Consiglio Europeo dell’Industria Chimica) che evidenzia le reazioni industriali al quadro degli aiuti, con focus su misure concrete come gli sgravi sulle bollette elettriche e le criticità sulla competitività internazionale.
- Il piano italiano di ripresa e resilienza Dettaglio ufficiale UE sul PNRR italiano, inclusi gli obiettivi climatici (39% dei fondi), la revisione con capitolo REPowerEU da 11 miliardi di euro, e i progetti iconici come la Tirrenica Link.
- Analisi critica sul nuovo quadro degli aiuti di Stato Articolo giornalistico che esamina le semplificazioni delle regole UE per progetti verdi, le reazioni contrastanti dell’industria (es. Eurometaux) e i meccanismi di sostegno (fino a 200 milioni di euro per progetto).
