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giovedì, 5 Febbraio 2026

Notizie Assurde 24 Novembre 2025: Rassegna Stampa Satirica del Caffè Corretto

Benvenuti nell’unico posto dove le Notizie Assurde 24 Novembre 2025 vengono trattate con il rispetto che meritano: nessuno. Oggi il nostro menù satirico è particolarmente ricco di carboidrati politici e indigestione sociale. Se cercate la verità, avete sbagliato sito; se cercate una scusa per non piangere, siete a casa.

Non perdere il nostro podcast quotidiano de “Il Caffè Corretto, edizione L’Espresso” su Youtube.

La Rassegna Stampa Satirica delle Notizie Assurde di Oggi

POLITICA INTERNA

Urne deserte, trionfa il partito del divano

Le elezioni regionali in Campania, Puglia e Veneto hanno decretato un vincitore assoluto: il telecomando. L’affluenza è crollata a livelli tali che ai seggi, per ingannare il tempo, gli scrutatori hanno organizzato tornei di briscola chiamata. Gli italiani, in un moto di orgoglio civico al contrario, hanno deciso che scegliere il governatore è meno importante che scegliere cosa guardare su Netflix. D’altronde, la politica delude sempre, mentre la quinta stagione della vostra serie preferita al massimo vi annoia un po’. È la vittoria della democrazia passiva: non votiamo per non sbagliare, o forse perché speriamo segretamente che, se nessuno va a votare, i politici spariscano per magia come in un trucco di David Copperfield.

Il dato politico è chiaro: la disaffezione è diventata uno stile di vita, quasi una religione. I candidati si sbracciano, urlano, promettono ponti sullo stretto anche dove non c’è mare, ma l’elettore medio risponde con uno sbadiglio e un “ma oggi non c’era la partita?”. Siamo un popolo di santi, poeti e astensionisti. Forse dovremmo iniziare a sorteggiare i governatori come alla lotteria di Capodanno: almeno ci sarebbe un po’ di suspense e nessuno potrebbe dire “io non l’ho votato”, perché tecnicamente sarebbe vero per tutti.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Conte corre da solo: gara a chi arriva ultimo

Giuseppe Conte, l’uomo che sussurrava alle piazze (ma sempre meno alle urne), ha deciso di correre da solo in Sicilia e di lanciare un referendum sulla giustizia. È una mossa strategica degna di Napoleone, se Napoleone avesse deciso di invadere la Russia in costume da bagno. L’ex premier sembra convinto che la solitudine sia una virtù politica, o forse sta solo cercando di evitare le riunioni di coalizione, che si sa, sono noiose e piene di gente che ti ruba le idee (o le merendine). Correre da soli ha un grande vantaggio: arrivi sempre primo del tuo partito. Peccato che in democrazia contino anche gli altri.

Il referendum sulla giustizia è l’altra perla. In un paese dove la giustizia ha i tempi di stagionatura del parmigiano, proporre un referendum è come chiedere a una tartaruga di fare i cento metri a ostacoli: ammirevole, ma destinato a finire tra le risate o nell’indifferenza generale. Conte prosegue dritto per la sua strada, che a quanto pare è una strada di campagna, deserta, senza indicazioni e forse anche senza uscita. Ma lui cammina fiero, con la pochette sempre impeccabile, verso l’orizzonte dell’irrilevanza.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Guerra Ibrida: il governo scopre il firewall

Il governo ha lanciato una task force contro la “guerra ibrida” e gli hacker. Immaginiamo la scena: funzionari in giacca e cravatta che fissano monitor con scritte verdi stile Matrix, cercando di capire se “password123” è ancora una chiave di sicurezza valida per i segreti di stato. La minaccia è reale, dicono. I russi, i cinesi, forse anche i marziani, vogliono rubare i nostri preziosi dati: ricette della carbonara, orari dei treni (sempre in ritardo) e i meme sui gattini. La difesa cibernetica italiana è pronta: abbiamo installato l’antivirus gratuito versione prova 30 giorni su tutti i computer della Farnesina.

Scherzi a parte (ma non troppo), la “guerra ibrida” suona benissimo, molto meglio di “siamo un colabrodo digitale”. Fa sentire importanti. “Siamo sotto attacco ibrido” è la scusa perfetta per qualsiasi disservizio: non funziona il sito dell’INPS? Guerra ibrida. Hai perso la mail del capo? Hacker russi. È il capro espiatorio 2.0. Speriamo solo che la task force non sia composta dagli stessi che hanno progettato il sito di Trenitalia, altrimenti la resa incondizionata è l’unica opzione strategica.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

POLITICA ESTERA

Raid a sorpresa (ma non per chi li fa)

In Medio Oriente la sorpresa è un concetto relativo. Israele ha condotto raid su Beirut e Gaza, facendo 5 morti. Gli Stati Uniti, con la faccia di chi cade dal pero, dichiarano: “Non ne sapevamo nulla”. Certo, come no. Probabilmente Trump aveva il telefono in modalità “Non disturbare” per il pisolino pomeridiano, o forse la notifica del bombardamento è finita nella cartella spam insieme alle offerte per l’allungamento del pene. È affascinante come la superpotenza mondiale riesca a essere sempre all’oscuro di tutto ciò che fanno i suoi alleati più stretti, salvo poi mandare armi con la celerità di Amazon Prime.

La situazione è tragica, ma la diplomazia internazionale sembra una recita scolastica venuta male. Tutti sanno tutto, ma fingono stupore. “Oh, avete bombardato? Ma davvero? E io che pensavo fossero fuochi d’artificio fuori stagione!”. Intanto a Gaza e Beirut si muore, ma ehi, l’importante è che Washington possa dire “Non siamo stati noi”. Ponzio Pilato sarebbe fiero di questa gestione della responsabilità: mani lavate, coscienza sporca, ma comunicato stampa impeccabile.

Fonte: Tgcom24

Myanmar: chiude l’ufficio reclami del crimine

Maxi blitz in Myanmar contro le truffe online: 1.600 stranieri arrestati. È un giorno triste per l’economia globale del raggiro. Chi ci scriverà ora mail sgrammaticate promettendo eredità milionarie da parte di principi nigeriani decaduti o vedove inconsolabili? Chi ci chiederà di cliccare su quel link sospetto per sbloccare un pacco che non abbiamo mai ordinato? Ci sentiamo tutti un po’ più soli. Quei call center nella giungla erano l’ultimo baluardo dell’imprenditoria creativa, dove con un computer e tanta faccia tosta si poteva fatturare milioni.

L’arresto di massa in Myanmar ci ricorda che anche il crimine ha bisogno di delocalizzare. Probabilmente ora le truffe si sposteranno in qualche altro angolo sperduto del globo, dove l’affitto costa poco e la connessione è decente. Ma per ora, godiamoci questo momento di silenzio nella nostra casella di posta indesiderata. È la quiete prima della tempesta: il prossimo SMS “Ciao mamma, ho perso il telefono” è già in agguato, pronto a colpire non appena i truffatori avranno finito di pagare la cauzione.

Fonte: Tgcom24

Orban paga ma non ospita: l’oste scorbutico

Viktor Orban, il nostro simpatico amico ungherese, ha deciso di pagare la multa dell’Unione Europea ma di non accogliere comunque i migranti irregolari. È la versione geopolitica di “pago il coperto ma non mangio”. Orban dimostra una coerenza granitica: i soldi di Bruxelles gli piacciono, le regole di Bruxelles un po’ meno, le persone che scappano dalla guerra per niente. È l’oste scorbutico d’Europa: accetta la valuta, ma ti chiude la porta in faccia se non hai il pedigree giusto.

Questa mossa è un capolavoro di cinismo. Pagare per non essere solidali. È come pagare una multa per divieto di sosta e lasciare la macchina parcheggiata lì, dicendo “tanto ho pagato”. L’Europa guarda, sospira, e probabilmente scriverà un’altra lettera di richiamo molto severa, che Orban userà per accendere il caminetto nel suo castello. La solidarietà europea è un bellissimo concetto astratto, peccato che si scontri con la realtà dei muri, dei fili spinati e dei bonifici usati come scudo.

Fonte: Tgcom24

CRONACA

Napoli: si muore per nulla, ma l’importante è sparare

A Napoli un 19enne è stato ucciso con un colpo alla testa; fermato un 15enne. Leggere queste età fa gelare il sangue più di qualsiasi battuta satirica. A 15 anni si dovrebbe pensare ai compiti, alle prime cotte, ai videogiochi, non a premere un grilletto. Invece, la realtà supera la fiction di Gomorra, ma senza la colonna sonora figa e gli applausi finali. Qui non ci sono attori che si rialzano dopo il ciak. C’è solo una vita spezzata e un’altra rovinata per sempre, in un ciclo di violenza che sembra non avere fine né senso.

La città si interroga, lo Stato promette, ma intanto si continua a morire per uno sguardo di troppo, per una parola sbagliata, per il nulla cosmico elevato a motivo di onore. È la banalità del male in versione adolescente. E mentre i sociologi analizzano e i politici twittano indignazione (fino al prossimo trend), per le strade la legge del più forte, o del più armato, continua a dettare legge. Un applauso triste a questa società che mette le pistole in mano ai bambini e poi si stupisce se sparano.

Fonte: Sky TG24

La Mucca Eroe e la politica del muggito

Vittoria Brambilla esulta per una mucca fuggita dal macello a Lecco, definendola un “simbolo”. Simbolo di cosa, onorevole? Della voglia di scappare da questo Paese che accomuna bovini e ricercatori universitari? O forse simbolo della politica italiana, che cerca sempre una via di fuga quando le cose si mettono male (cioè quando si tratta di lavorare)? La mucca, ignara di essere diventata un’icona della resistenza animale, voleva solo salvarsi la pelle. La Brambilla, invece, ha visto l’occasione per un post acchiappa-like.

È bello vedere che in un mondo di guerre e crisi economiche, c’è chi ha tempo di eleggere una vacca a leader morale. Forse dovremmo candidarla alle prossime elezioni: “Vota Mucca, l’unica che ha avuto il coraggio di ribellarsi al sistema (di macellazione)”. Sicuramente farebbe meno danni di molti bipedi che siedono in Parlamento. E poi, il suo programma politico è chiaro: più erba per tutti e meno rotture di scatole. Un muggito di speranza in un mare di chiacchiere.

Fonte: Tgcom24

Amore criminale e braccialetti inutili

A Qualiano una donna è stata accoltellata dall’ex compagno. Lui è stato arrestato. Lei aveva il braccialetto elettronico. O meglio, lui avrebbe dovuto averlo, o lei avere il dispositivo di allarme… insomma, c’era della tecnologia di mezzo che non è servita a nulla. Il braccialetto elettronico si conferma l’accessorio moda più inutile dell’anno, un gingillo costoso che dà una falsa sicurezza mentre la barbarie procede indisturbata. È come mettere un cerotto su una gamba di legno, o sperare che un antivirus fermi un meteorite.

Ogni volta la stessa storia: “il dispositivo non ha suonato”, “il segnale era debole”, “non c’erano pattuglie”. La verità è che affidiamo la vita delle donne a scatolette di plastica che funzionano peggio di un tamagotchi degli anni ’90. La tecnologia avanza, andiamo su Marte, abbiamo l’intelligenza artificiale che scrive poesie, ma non riusciamo a impedire a un uomo violento di avvicinarsi alla sua vittima. Forse il problema non è il braccialetto, ma il fatto che continuiamo a trattare la violenza sulle donne come un problema tecnico e non culturale.

Fonte: Sky TG24

FINANZA ED ECONOMIA

Metalmeccanici ricchi (per dieci minuti)

Rinnovo del contratto per i metalmeccanici: aumento medio di 205 euro. Urrà! Champagne! O forse no, meglio un prosecco del discount. 205 euro sono una cifra che ti fa sentire ricco per esattamente dieci minuti, il tempo di aprire la cassetta della posta e trovare la bolletta del gas, la rata dell’assicurazione e la TARI. Il benessere ha il fiato corto. Questi soldi sono come un miraggio nel deserto: li vedi, ti avvicini felice, e puff, sono già evaporati nel calore dell’inflazione.

Certo, meglio di niente, diranno i sindacati sventolando bandiere. Ed è vero. Ma non chiamiamola ricchezza. È un adeguamento di sopravvivenza. È il salvagente lanciato a chi sta annegando, che ti permette di tenere la testa fuori dall’acqua giusto il tempo di vedere arrivare la prossima onda. I metalmeccanici festeggiano, ma con moderazione. Sanno che quei 205 euro hanno già un padrone, e quel padrone non sono loro, ma le multinazionali dell’energia e il carrello della spesa.

Fonte: Tgcom24

Dazi USA: spaghetti salvi, dignità meno

L’Unione Europea tira un sospiro di sollievo: nella lista dei prodotti da colpire con i dazi di Trump, pasta e vino sono salvi. Alleluia. Possiamo continuare a esportare carboidrati e alcol negli USA senza sovrapprezzi. È una grande vittoria diplomatica: “Colpiteci su tutto, sull’acciaio, sulle auto, sulla tecnologia, ma non toccateci gli spaghetti!”. È la strategia del “prendi tutto ma lasciami la pummarola”. Possiamo essere poveri, sottomessi e tecnologicamente arretrati, purché possiamo ubriacarci di Chianti e mangiare rigatoni a basso costo.

Questa esenzione suona un po’ come l’elemosina concessa dal padrone magnanimo. “Va bene, piccoli europei, potete continuare a vendere il vostro cibo folcloristico”. E noi esultiamo. Abbiamo salvato il made in Italy gastronomico, sacrificando forse un po’ di dignità geopolitica. Ma d’altronde, si sa, con la pancia piena si ragiona meglio, o almeno si sopporta meglio l’essere irrilevanti sullo scacchiere mondiale. Cin cin, America.

Fonte: Tgcom24

Black Friday infinito: consuma o muori

Il Black Friday anticipato è ormai una realtà. Non c’è più bisogno di aspettare il venerdì nero, ora c’è la settimana nera, il mese nero, l’autunno nero. Lo shopping natalizio inizia a novembre, perché aspettare Gesù Bambino quando puoi adorare il Dio Denaro subito? È un imperativo categorico: consuma. Compra cose che non ti servono con soldi che non hai per impressionare gente che non ti piace. L’economia ha bisogno del tuo sacrificio, del tuo strisciare la carta di credito fino a consumarla.

È una corsa all’acquisto compulsivo. Sconti finti su prezzi gonfiati, mail che ti urlano “ULTIMA OCCASIONE” ogni cinque minuti, ansia da prestazione consumistica. Se non compri, non esisti. Sei un paria della società capitalista. E così ci ritroviamo sommersi di pacchi, con il corriere che è diventato il nostro migliore amico (o il nostro spacciatore di dopamina), mentre il conto in banca piange in un angolino. Ma ehi, guarda che bella questa friggitrice ad aria al 20% di sconto! Irrinunciabile.

Fonte: Tgcom24

ARTE, CULTURA E SPETTACOLO

Cultura: il Ministero delle Porte Girevoli

Caos al Ministero della Cultura: si dimette anche il portavoce Tatafiore. Al Collegio Romano c’è più turnover che in un fast food di periferia. Le poltrone scottano, le porte girano vorticosamente, la gente entra, saluta e se ne va prima ancora di aver imparato dov’è la macchinetta del caffè. È il Ministero dell’Instabilità Culturale. Sembra che ci sia una maledizione, o forse semplicemente lavorare lì è diventato uno sport estremo, tipo il base jumping ma con i comunicati stampa al posto del paracadute.

Ormai si accettano scommesse sulla durata dei nuovi incarichi. “Do al nuovo portavoce tre settimane e due gaffes”. È un reality show politico. Chi sarà il prossimo a lasciare l’isola dei famosi ministeriali? Intanto la cultura italiana, quella vera, guarda attonita questo valzer di nomine e dimissioni, chiedendosi se qualcuno si ricorda ancora di tutelare musei e teatri, o se l’unica opera d’arte rimasta è l’arte della fuga dalle responsabilità. Il prossimo portavoce verrà estratto a sorte tra i passanti su Via del Corso.

Fonte: Virgilio Notizie

Gentileschi a Torino: arte per chi non scrolla

A Torino parte la mostra su Orazio Gentileschi ai Musei Reali. Finalmente un po’ di arte vera in un mondo dominato dai reel di gente che balla male e gattini che cadono dai divani. Gentileschi usava i pennelli, non i filtri di TikTok. Sapeva cos’era la luce, non l’anello luminoso per i selfie. È un’occasione imperdibile per ricordare come è fatto il mondo quando lo si guarda con gli occhi e non attraverso uno schermo da 6 pollici. Andateci, se vi ricordate ancora come si fa a stare fermi davanti a un quadro per più di tre secondi senza swipare a destra.

In un’epoca di attenzione frammentata, una mostra di pittura classica è un atto rivoluzionario. È slow food per il cervello. È dire “no” alla dittatura dell’algoritmo che decide cosa ti piace. Orazio Gentileschi non aveva bisogno di like per essere un maestro. Le sue opere parlano da sole, in silenzio, senza musichette stupide di sottofondo. Un’esperienza mistica per la generazione Z, un piacevole ritorno alla civiltà per tutti gli altri.

Fonte: Arte.it

McCurry a Parma: cliccate meno, guardate di più

A Parma apre la mostra “Viaggio attraverso le fotografie” di Steve McCurry. Il maestro del reportage, l’uomo che ha catturato l’anima del mondo in uno scatto, ci ricorda che la fotografia è un’arte seria, non solo un modo per mostrare a tutti cosa stiamo mangiando a pranzo. Le sue foto raccontano storie, emozioni, guerre e pace. Le nostre foto raccontano solo quanto siamo vanitosi. È un confronto impietoso. Andare a vedere McCurry dovrebbe essere obbligatorio per chiunque possieda uno smartphone.

Forse, guardando quei ritratti intensi, capiremo che la bellezza non sta nella perfezione ritoccata con Facetune, ma nella verità, anche quella rugosa e sporca. McCurry ci insegna a guardare, a osservare davvero, a entrare in empatia con il soggetto. Noi invece siamo troppo occupati a cercare l’angolazione giusta per nascondere il doppio mento. Posate quel maledetto selfie stick e andate a imparare cos’è la fotografia. Magari tornerete a casa con meno foto nel rullino, ma con un po’ più di umanità nel cuore.

Fonte: Arte.it

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