L’imposizione delle tariffe flessibili come paradigma di controllo
La questione delle tariffe flessibili per la ricarica dei veicoli elettrici emerge quale potenziale discrimine sociale, mascherato da necessità ambientale. Un recente studio britannico suggerisce un’architettura tariffaria che penalizza severamente chi necessita di ricaricare il proprio veicolo durante le fasce orarie di maggior consumo, tipicamente quelle pomeridiane e serali. Tale proposta, se attuata, rappresenterebbe una svolta esiziale nel rapporto tra fornitore di servizi e cittadino, ove il secondo è coartato ad adattare le proprie abitudini non per libera scelta, ma per sfuggire a un salasso economico. Si delinea un futuro in cui la libertà di utilizzare un bene legittimamente acquistato viene subordinata alle esigenze imperscrutabili e mutevoli della rete elettrica, giustificate dalla aleatorietà delle fonti rinnovabili. Questa logica finisce per proscrivere comportamenti quotidiani e legittimi, come quello di un pendolare che rientra dal lavoro e necessita di ricaricare l’auto per il giorno successivo.
Le insidie delle tariffe flessibili e della tariffazione zonale
L’introduzione di un sistema di prezzi variabili non si limiterebbe a punire l’orario, ma anche il luogo. La proposta di una tariffazione zonale creerebbe un’ulteriore, iniqua stratificazione: i residenti in aree a maggiore densità di domanda energetica, come il sud dell’Inghilterra, subirebbero costi esacerbati. Si palesa una discrasia fondamentale: si promuove la mobilità elettrica come vettore di progresso ecologico, per poi renderne l’utilizzo economicamente insostenibile o estremamente difficoltoso per una vasta platea di utenti. Le famiglie con minori margini di flessibilità, i lavoratori a orari fissi, coloro che non dispongono di un garage per la ricarica notturna, sarebbero i più penalizzati da questo modello. La promessa di un modesto risparmio annuale appare come un’irrisoria contropartita alla cessione della propria autonomia decisionale e alla sottomissione a un rituale di efficienza imposto dall’alto.
Dalla transizione green alla sorveglianza comportamentale con le tariffe flessibili
Il progetto di modulare i costi energetici in base all’orario di ricarica trasfigura la transizione ecologica in un sofisticato apparato di ingegneria sociale. L’atto di collegare la propria auto alla presa cessa di essere un gesto neutro per diventare una dichiarazione di conformità o di devianza rispetto a un dogma energetico. L’etica ambientale viene così strumentalizzata per legittimare un sistema di sorveglianza comportamentale, dove il “bravo” cittadino è colui che si piega alle esigenze della rete, ricaricando nelle ore notturne, e il “cattivo” cittadino è chiunque non possa o non voglia farlo. L’automobile elettrica, da simbolo di scelta consapevole e virtuosa, rischia di trasformarsi in un dispositivo che insegna l’obbedienza attraverso la leva del ricatto economico, con bollette punitive per i recalcitranti, accusati implicitamente di ostacolare il progresso sostenibile.

Per approfondimenti:
- Punish EV owners who charge at peak times, says think tank
Analisi della proposta della Resolution Foundation per penalizzare la ricarica serale dei veicoli elettrici, con focus su impatti tariffari, equità sociale e critiche al modello di “ingegneria comportamentale” .
- Usa e Ue si faranno la guerra commerciale per le auto elettriche?
Contesto geopolitico sulle tensioni transatlantiche causate dagli incentivi protezionisti (Inflation Reduction Act), con riflessi su catene di approvvigionamento e politiche energetiche che influenzano i costi della mobilità elettrica .
- La fiscalità italiana penalizza le auto elettriche
Studio di ECCO sulle disparità fiscali UE: oneri maggiori per le ricariche elettriche rispetto ai carburanti fossili, contraddizioni col principio “chi inquina paga” e proposte per riformare i sussidi ambientalmente dannosi .
- Guerra in Ucraina e auto elettrica: quali sono le conseguenze
Impatto dell’aumento del nichel e di altre materie prime sui costi delle batterie, strategie industriali per mitigare i rincari (chimiche LFP, sodio) e vulnerabilità della transizione ecologica a shock geopolitici .
