L’architettura geopolitica del Piano Mattei
Nella cornice di Villa Doria Pamphilj, il governo italiano ha svelato il suo ambizioso Piano Mattei, un disegno decennale che si prefigge di rimodellare le relazioni con il continente africano. L’iniziativa, presentata come un meccanismo per la conversione del debito in progetti di sviluppo, cela invero una complessa operazione strategica. L’intento manifesto è l’azzeramento del fardello debitorio per le nazioni meno sviluppate e una sua cospicua riduzione per quelle a reddito medio-basso. Tuttavia, la finalità precipua risiede nel consolidamento dell’ascendente italiano in Africa, mediante un’ingente riconversione di circa 235 milioni di euro in investimenti produttivi entro il 2035, destinati a irrobustire la presenza nazionale nei settori infrastrutturale, agricolo e digitale. Questo programma si innesta sinergicamente nel più vasto progetto europeo “Global Gateway”, come corroborato dalla presenza di Ursula von der Leyen.
I tre pilastri esecutivi del Piano Mattei
Il programma si articola su tre direttrici primarie che fungono da progetti pilota. Il primo asse è infrastrutturale e concerne il Corridoio di Lobito, una dorsale logistica e digitale destinata a interconnettere l’Africa occidentale e orientale, sostenuta con 250 milioni di euro dalla Cassa Depositi e Prestiti. Il secondo fulcro è l’agricoltura, con un focus sulla filiera del caffè, volto a promuovere catene di produzione sostenibili attraverso una garanzia UE di 110 milioni a favore degli imprenditori italiani. Il terzo versante è quello digitale, con l’ingresso di Sparkle nel progetto Blue Raman, un cavo sottomarino che collegherà l’India all’Europa transitando per l’Africa. Si tratta di una manovra tesa a integrare il continente in una rete globale di scambio dati, non disgiunta da un potenziale controllo strategico.
Una nuova egemonia mascherata dal Piano Mattei
L’iniziativa non è estemporanea, ma il caposaldo di una visione a lungo termine: l’edificazione di un’Unione per il Mediterraneo. Questa federazione economico-infrastrutturale è la vera posta in gioco, una riconfigurazione degli equilibri geopolitici che vede l’Italia proporsi come capofila. Le parole della Presidente von der Leyen, che auspicano l’attrazione di capitali privati europei, dissipano ogni dubbio: non si tratta di filantropia, bensì di investimenti con un ritorno atteso. Il Piano Mattei è pertanto la pietra angolare di un edificio ben più imponente, un’architettura di potere dove la cooperazione diviene lo strumento per una nuova forma di partenariato egemonico, riconfigurando le dinamiche euro-africane per i decenni a venire.

Per approfondimenti:
- Italy working with EU on debt-relief plan for Africa tied to development projects
Analisi neutrale e dettagliata di Reuters sul meccanismo di conversione del debito (235 milioni in 10 anni), con focus tecnico sulla struttura degli accordi Italia-UE e dichiarazioni dirette di Meloni e von der Leyen. - Africa, ok a 11 accordi Italia-Ue per 1,2 miliardi. Meloni: ora progetto su conversione debito
Dettagli operativi sugli 11 accordi firmati, inclusi i 250 milioni per il Corridoio di Lobito, 110 milioni per la filiera del caffè e 37 milioni per Blue Raman, con ruoli di CDP, SACE e Sparkle. - Africa hub strategico, l’Italia vuole guidare la corsa: a Roma il vertice con Meloni e von der Leyen
Contesto geopolitico del Piano Mattei come risposta all’influenza cinese in Africa, con focus su corridoi energetici (Eni), competizione con Turchia/Russia e l’obiettivo di ridefinire i rapporti UE-Africa. - Piano Mattei, la premier Meloni annuncia il programma decennale per abbattere il debito africano
Dichiarazioni integrali di Meloni sul meccanismo di riduzione del debito (50% per Paesi a reddito medio-basso), criteri della Banca Mondiale e tempistica al 2035, con enfasi su opportunità per PMI italiane.