
L’ISTAT ha parlato, e come ogni mese ci ha regalato un capolavoro di equilibrismo statistico. Il dato sull’inflazione di settembre è una sinfonia di stabilità: +1,6% su base annua, un numero che suggerisce calma piatta, controllo, quasi noia. Peccato che, nel mondo reale, quello dove si fa la spesa, la musica sia completamente diversa. L’inflazione del carrello della spesa, ovvero l’aumento dei prezzi di beni alimentari, per la cura della casa e della persona, viaggia al doppio della velocità: +3,1%. È la magia dei numeri, una forma di illusionismo economico in cui il dato generale nasconde la mazzata particolare. E a pagarla, come sempre, siamo noi.
La Stabilità Apparente: Come si Nasconde un Aumento
Come è possibile questa discrepanza? Semplice. Il paniere ISTAT è un’entità complessa e meravigliosa, che tiene conto di tutto, dal costo dei trasporti marittimi (-30,5%) a quello dei voli intercontinentali (-29,6%). Dati utilissimi se state pianificando di acquistare una flotta di cargo o di fare il giro del mondo in 80 giorni. Ma se il vostro obiettivo più modesto è comprare un chilo di pane, un litro di latte e del detersivo, vi scontrate con una realtà ben diversa. Il rallentamento generale è dovuto a voci di spesa che la maggior parte delle famiglie affronta raramente, mentre i beni ad alta frequenza d’acquisto continuano la loro inesorabile ascesa. È la statistica, bellezza: se tu mangi un pollo e io nessuno, in media abbiamo mangiato mezzo pollo a testa. E abbiamo entrambi fame.
Il Carrello della Spesa: il Vero Indicatore della Crisi
Mentre i telegiornali celebrano “l’inflazione sotto controllo”, le associazioni dei consumatori raccontano un’altra storia. Le famiglie italiane sono costrette a tagliare, a rinunciare, a scegliere tra qualità e quantità. Il carrello della spesa non è solo un aggregato statistico, è il campo di battaglia quotidiano dove si misura il potere d’acquisto reale. Il fatto che i prezzi degli alimentari e dei beni di prima necessità crescano a un ritmo doppio rispetto all’indice generale non è un dettaglio tecnico, è il cuore del problema. Significa che l’erosione del reddito colpisce più duramente chi ha meno, chi spende la maggior parte del proprio stipendio per vivere e non per investire in biglietti aerei. L’Unione Nazionale Consumatori calcola un maggiore esborso di 529 euro annui per la famiglia tipo, che diventano 731 per un nucleo con due figli. Altro che stabilità.
Una Narrazione Distorta per un Paese Fermo
Questa narrazione basata su un’inflazione “stabile” è pericolosa. Permette alla politica di rivendicare successi inesistenti e di ignorare il disagio reale che cova nel Paese. Ci viene detto che l’economia tiene, che la tempesta è passata, ma la realtà che viviamo ogni volta che passiamo alla cassa dice il contrario. I dati ISTAT sono corretti, ovviamente. Ma il modo in cui vengono comunicati e interpretati crea un’illusione di benessere che serve solo a chi governa. Per tutti gli altri, resta la certezza che il prossimo scontrino sarà un po’ più salato del precedente. E nessuna media statistica potrà addolcire la pillola.
Fonte della notizia reale che ha ispirato questa correzione: “Istat: a settembre inflazione stabile all’1,6%. Rallentano alimentari e trasporti”
PER APPROFONDIMENTI
- ISTAT – Sezione Prezzi: Per chi ama farsi del male e leggere i dati alla fonte, scoprendo che nel paniere ci sono anche i servizi di pompe funebri. Almeno quelli, speriamo, non aumentino troppo.
- Altroconsumo: Per leggere analisi che partono dal punto di vista di chi la spesa la fa davvero, e non di chi la calcola soltanto.
- Lavoce.info: Un sito di analisi economica indipendente, per capire le dinamiche dietro i numeri senza la propaganda del governo o il catastrofismo da talk show.