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Crollo Piazza Affari: lo Spettacolare tonfo delle Banche

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Crollo Piazza Affari
Le banche crollano e Piazza Affari affonda: lacrime di coccodrillo in Borsa.

Il grande Crollo di Piazza Affari e le lacrime dei banchieri

La Stoccata di VelAliter:
“Quando le banche vincono, si comprano lo yacht. Quando le banche perdono, siamo noi a dover vendere il canotto. È il capitalismo, bellezza.”

È stato un venerdì da dimenticare per la Borsa di Milano, che ha chiuso con un profondo rosso degno di un film horror. Il protagonista assoluto è stato il Crollo a Piazza Affari, trascinato giù dal settore bancario che ha deciso di tuffarsi senza paracadute. Un calo dell’1,7% che ha bruciato miliardi come fossero carta straccia nel caminetto, lasciando gli investitori con un palmo di naso e i piccoli risparmiatori con la solita ansia da estratto conto.

Ascolta o guarda l’episodio:


Banchieri che piangono (ma non troppo)

Vedere i titoli bancari colare a picco ha sempre un sapore agrodolce. Da una parte c’è la preoccupazione per la stabilità del sistema (quella scusa che usano sempre per chiedere aiuti di Stato), dall’altra c’è quel sottile piacere perverso nel vedere i signori del denaro sudare freddo. Ovviamente, non temete per loro: i bonus dei manager sono al sicuro, blindati meglio del caveau della Banca d’Italia. A pagare saranno, come sempre, correntisti e dipendenti.

Il Ftse Mib sembrava una pista nera di sci, ma senza la neve e con molto più panico. Gli analisti parlano di “presa di profitto”, “correzione tecnica”, “volatilità dei mercati”. Tradotto dal finanziese all’italiano: qualcuno ha deciso di scappare col malloppo lasciando agli altri il conto da pagare.

La morale della favola

In questo scenario apocalittico, l’unica certezza è che domani le banche troveranno un modo creativo per recuperare le perdite. Aspettatevi nuove commissioni fantasiose: la tassa sull’uso della penna allo sportello, il canone per respirare l’aria climatizzata della filiale, o l’imposta sulla tristezza del direttore. Il banco vince sempre, anche quando perde.


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