
La pietosa elargizione della Silicon Valley
La Stoccata di VelAliter:
“L’esproprio definitivo del lavoro umano viene venduto come atto di pietà, per consentirvi di comprare cibo mentre un server calcola la Borsa.”
L’apologia dell’imprenditore Elon Musk e la sua magnanima proposta di un Reddito Universale per compensare i danni causati dall’AI costituisce l’apice del paradosso tecno-capitalista. Dopo aver investito miliardi per rendere la forza lavoro umana strutturalmente obsoleta, il visionario si offre generosamente di mantenerla in vita con un obolo mensile, certificando così l’ingresso dell’umanità nel ruolo di animale domestico degli algoritmi.
Questo reddito universale, propagandato come la panacea di tutti i mali socio-economici, non è altro che il vitalizio concesso agli sconfitti. La retorica dell’emancipazione dal lavoro nasconde il cinico calcolo di chi necessita di consumatori vivi per acquistare i prodotti creati dalle macchine. L’uomo moderno, svuotato di ogni utilità produttiva, viene relegato alla nobile funzione di recettore passivo di sussidi, un ingranaggio difettoso che viene oleato a malincuore pur di mantenere in moto il sistema generale dei consumi.
Plaudiamo dunque al filantropo miliardario che, dopo averci amputato le gambe in nome del progresso, ci regala un bel paio di stampelle marchiate con il logo aziendale. La dignità del lavoro è morta, lunga vita alla servitù algoritmicamente sovvenzionata.
🔎 Approfondimenti
- Il Sole 24 Ore: Elon Musk e la proposta del reddito di base per l’era AI
(I calcoli finanziari dietro l’elemosina su scala globale) - Wired: L’impatto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione globale
(La mappa chirurgica della nostra imminente inutilità economica) - TechCrunch: Why tech billionaires love UBI
(Come anestetizzare la plebe per evitare che bruci i server)
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