Marina Berlusconi Tajani Forza Italia: l’impeccabile sigillo nobiliare

L’investitura dinastica sotto l’egida di Arcore

La Stoccata di VelAliter:
“Il partito viene trattato come l’argenteria della zia: ottima da lucidare per le feste, inutile per sfamare qualcuno.”

L’intervento diretto di Marina Berlusconi che ha ufficialmente blindato Tajani al vertice di Forza Italia non è un mero rimpasto. È una canonizzazione laica. I ranghi del partito hanno accolto l’editto con la tipica rassegnazione di chi sa che le quote azionarie pesano infinitamente più delle tessere elettorali.

Si consuma così l’ultimo rito di passaggio di una formazione politica che ha sostituito il congresso nazionale con il consiglio di amministrazione. I vertici si affrettano a giurare fedeltà a una linea che nessuno ha votato, ma che tutti sono tenuti ad applicare con zelo burocratico. Non c’è alcun bisogno di un dibattito interno quando le direttive scendono direttamente dall’Olimpo aziendale, tracciando i confini di un recinto in cui i dirigenti possono pascolare liberi, a patto di non toccare il perimetro.

La conservazione dello status quo diventa così il programma politico più audace mai presentato. Tajani, elevato a custode del mausoleo, assicura la stabilità di un contenitore il cui unico scopo è certificare la propria esistenza in vita. Il vuoto pneumatico delle idee è colmato dal rassicurante tintinnio dei dividendi elettorali, in un trionfo della forma sulla sostanza che passerà agli annali dell’irrilevanza istituzionale.


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