Home Cronaca e giustizia Giustizia Straordinario Referendum Giustizia Flop: l’astensione trionfa

Straordinario Referendum Giustizia Flop: l’astensione trionfa

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Referendum Giustizia Flop deserto ai seggi
Urne deserte e ragnatele democratiche.

Referendum Giustizia: l’affluenza “Record” di chi non ha nulla da fare

La Stoccata di VelAliter:
“Gridare al miracolo perché ha votato una persona su due è come festeggiare un naufragio perché metà dei passeggeri sa nuotare.”

Le agenzie battono dati entusiasti: l’affluenza per il Referendum sulla Giustizia tocca il 46% alle ore 10:00 del secondo giorno. Meloni twitta sulla sacralità del voto, mentre i giornali parlano di cifre record. Peccato che, tradotto in linguaggio umano, questo significhi che metà della popolazione ha deciso che la domenica (e il lunedì mattina) avesse priorità decisamente più urgenti della separazione delle carriere.


Il Fatto

I seggi hanno riaperto i battenti alle 7:00 registrando un afflusso costante che ha portato il dato nazionale vicino alla soglia psicologica del 50%. A trainare sono le grandi città del Nord, con punte che superano il 45% già nella prima mattinata, mentre il Sud arranca vistosamente. La premier Giorgia Meloni ha cercato di dare un’ultima spallata all’apatia con un post motivazionale, ricordando che c’è tempo fino alle 15:00 per esprimere la propria preferenza su un tema che, apparentemente, spacca il Paese a metà tra chi vota e chi ignora.

Il Paradosso

Il vero capolavoro di ipocrisia comunicativa è definire “record” una partecipazione che vede un cittadino su due disertare l’urna. Ci siamo abituati a un tale abisso di disinteresse che un’affluenza mediocre viene oggi spacciata per risveglio delle coscienze. Meloni dice che “partecipare è importante”, dimenticando che in un Paese normale la partecipazione non dovrebbe essere una notizia da prima pagina, ma la base minima del contratto sociale. Siamo arrivati al punto di premiare la sufficienza elettorale con l’osanna mediatico.

La Conseguenza

Qualunque sia l’esito finale alle 15:00, la politica potrà vantare una legittimazione che, numeri alla mano, poggia su fondamenta fragilissime. Se il Sì dovesse vincere con questa affluenza, avremo una riforma epocale approvata da una minoranza rumorosa, mentre la maggioranza silenziosa continuerà a lamentarsi di una giustizia che non capisce e che ha rinunciato a cambiare per mera pigrizia domenicale.


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