
L’attacco degli Hacker al Tinder dei Nazisti: fine dell’amore ariano
La Stoccata di VelAliter:
“È commovente pensare a migliaia di suprematisti bianchi che fissano lo schermo nero, incapaci di trovare l’anima gemella con cui condividere la passione per i saluti romani e le teste rasate.”
C’è qualcosa di poeticamente giusto nella notizia che arriva dal web profondo: gli Hacker hanno distrutto il Tinder dei Nazisti. La piattaforma “Martha Root”, nota come il rifugio per cuori solitari dell’estrema destra suprematista, è stata rasa al suolo da un attacco informatico rivendicato da un misterioso “Power Ranger”. Database cancellati, profili spariti, chat amorose a base di odio razziale andate in fumo. Una tragedia shakespeariana per chi credeva nella purezza della razza ma non aveva calcolato la purezza del codice binario.
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Power Ranger contro il Reich dell’Amore
Il Fatto: Il sito, progettato per permettere ai suprematisti di incontrarsi e procreare senza “contaminazioni”, è stato vittima di un breach totale. L’hacker ha non solo reso inaccessibile il servizio, ma ha anche esposto il ridicolo di un’intera sottocultura che ha bisogno di un’app segregata per trovare un partner. Evidentemente, rimorchiare al bar parlando del Mein Kampf non funziona molto bene nel 2026. L’azione di “Power Ranger” ha trasformato il sito in un deserto digitale, lasciando i nazisti single ancora più soli e arrabbiati.
L’assurdo bisogno di un Tinder dei Nazisti per gli Hacker
Il Paradosso: Il vero paradosso non è l’attacco, ma l’esistenza stessa del sito. L’idea che serva un algoritmo per accoppiare persone basandosi sul loro livello di intolleranza è esilarante e tragica allo stesso tempo. Questi “superuomini” che si vantano della loro superiorità genetica sono così socialmente inetti da dover ricorrere a un’app di nicchia per trovare qualcuno che li sopporti. Gli Hacker che hanno colpito il Tinder dei Nazisti non hanno solo fatto un danno tecnico, hanno svelato la fragilità emotiva dell’odio.
Le conseguenze: Ritorno ai metodi tradizionali?
La Conseguenza: Ora che il loro nido d’amore digitale è distrutto, i suprematisti dovranno tornare ai vecchi metodi: urlare slogan razzisti allo stadio sperando di incrociare lo sguardo sognante di una skinhead, o frequentare le sezioni di partito più polverose. “Power Ranger” è diventato un eroe popolare istantaneo, dimostrando che a volte, per combattere il male, basta premere “Delete”.
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🔎 Approfondimenti
- Wired: Dettagli sull’attacco a Martha Root
(La cronaca tecnica di come si distrugge l’odio online) - Vice: Dentro le app di incontri dell’alt-right
(Un viaggio nell’abisso del dating suprematista) - Rolling Stone: Chi è l’hacker Power Ranger?
(L’eroe che non meritavamo ma di cui avevamo bisogno) - 📰 Rassegna Stampa Completa: Leggi tutti i temi del giorno