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Attentato Ranucci: la Critica si fa Esplosiva

L'ordigno che ha distrutto l'auto del giornalista di Report è il culmine di una campagna di delegittimazione. La solidarietà unanime della politica suona come una beffa, dopo anni di attacchi alla libertà di stampa.

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Illustrazione satirica sull'attentato a Sigfrido Ranucci che mostra l'ipocrisia della politica.
La solidarietà di facciata dopo l'attentato a Sigfrido Ranucci.

ROMA – In un Paese in cui il dibattito pubblico ha ormai raggiunto la raffinatezza di una rissa da osteria, la critica giornalistica ha deciso di adeguarsi, evolvendo dal vetusto formato cartaceo a quello, ben più incisivo, del pacco bomba. La scorsa notte, il giornalista Sigfrido Ranucci, noto conduttore di Report, è stato insignito di questo prestigioso riconoscimento al merito professionale: un ordigno rudimentale, ma dal cuore grande – circa un chilo di esplosivo – amorevolmente recapitato sotto la sua automobile. Un gesto che segna un commovente salto di qualità nel dialogo tra informazione e pubblico.

L’esplosione, che ha generosamente coinvolto anche la vettura della figlia e la facciata di un’abitazione vicina, è stata universalmente definita un “vile atto intimidatorio”. E qui risiede il genio. L’intero arco politico, da destra a sinistra, passando per il centro instabile, si è prodotto in una gara di solidarietà così compatta e unanime da far sospettare un copione scritto in anticipo. Un capolavoro di ipocrisia teatrale, recitato da quegli stessi attori che, fino al giorno prima, non perdevano occasione per definire il giornalismo d’inchiesta una “macchina del fango” o i suoi operatori “calunniatori seriali”.

Un Clima Fertilizzato a Dovere

È ingenuo, quasi offensivo, considerare questo attentato un fulmine a ciel sereno. Si tratta, piuttosto, del logico e maturo frutto di un’agricoltura politica praticata con perizia per anni. Un campo coltivato a delegittimazione sistematica, irrigato con l’odio social e concimato con dichiarazioni al vetriolo. Quando si semina vento, non si può pretendere di raccogliere margherite. Si raccoglie, più realisticamente, una berlina sventrata e la paura che la prossima opinione non gradita possa essere “corretta” con un detonatore.

Lo stesso Ranucci, che da anni vive sotto scorta per minacce di stampo mafioso, ha parlato di un “salto di qualità”. Ed è vero. Siamo passati dalle minacce sussurrate alla critica esplosiva, un format che garantisce certamente più visibilità. La solidarietà di facciata è d’obbligo, certo, ma sotto la cenere della retorica cova il non detto: in fondo, un giornalista che fa troppe domande è un fastidio. E i fastidi, in Italia, si sono sempre risolti con metodi creativi.

Mentre l’Antimafia indaga, il Paese si stringe attorno al professionista colpito, in attesa del prossimo talk show in cui un politico qualunque potrà tranquillamente affermare che “certo giornalismo” farebbe meglio a occuparsi d’altro. Magari di giardinaggio. Meno rischioso, decisamente meno deflagrante.

(Fonte della notizia reale: Sky TG24, 17 ottobre 2025)

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