Cartello Diritti TV Serie A: Sky Chiede 1,9 Miliardi a Tim e Dazn — Il Referto Definitivo

⚖️ DIRITTI TV SERIE A: ANATOMIA DI UN CARTELLO DA 1,9 MILIARDI

📋 REFERTO CLINICO PRELIMINARE (🩺):


  • Soggetto in esame: Tim S.p.A., Dazn Ltd. e l’abbonato medio italiano
  • Patologia rilevata: Cartellopatia Televisiva Cronica con complicanze da Oligopolio Calcistico
  • Codice di Gravità: Codice Rosso (Abbonamento da 49,99 euro al mese)

L’Incisione (🔪):

“Il cartello viene classificato come danno economico da risarcire. Al cliente che lo ha finanziato per tre anni viene notificato nulla.”

🔬 L’Autopsia Logica

Nel gennaio 2021, Tim e Dazn sottoscrissero un accordo di distribuzione per i diritti televisivi della Serie A. L’accordo prevedeva che Tim ottenesse diritti preferenziali e che Dazn non collaborasse con operatori telco concorrenti. Sky fu esclusa dal mercato. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha poi certificato l’esistenza di una grave intesa restrittiva, conclusasi nel 2025 con provvedimento definitivo. La multa a Dazn: 3,6 milioni. La multa a Tim: 760.000 euro. In totale, meno di quanto guadagna un calciatore di media fascia in una sola settimana.

L’architettura del danno è, sul piano istituzionale, di notevole eleganza. Due soggetti economici di primario rilievo hanno concordato le condizioni di un mercato plurimiliardario in modo da escludere il terzo operatore. Il meccanismo è quello classico della concentrazione oligopolistica applicata al bene di consumo più trasversale del paese: il calcio. In pratica, i telespettatori hanno pagato abbonamenti per finanziare un accordo che l’Antitrust ha poi accertato essere illegale. Il conto ora arriva, ma alle aziende, non agli abbonati. Gli abbonati hanno già pagato.

Sky ha depositato la richiesta di risarcimento al Tribunale di Milano: fino a 1,9 miliardi di euro, circa un miliardo per mancati profitti e il resto in interessi. Una cifra che supera il bilancio annuale di diversi Comuni italiani di medie dimensioni. Il tutto per un accordo che — vale la pena ricordarlo — riguarda i diritti di trasmissione di ventitré uomini che corrono dietro a un pallone. L’Antitrust ha già parlato. Ora parlerà il Tribunale civile. L’abbonato, nel frattempo, ha già parlato: con il bonifico mensile.

Il dettaglio più istruttivo dell’intera vicenda non è la cifra — 1,9 miliardi è una quantità che produce quasi automaticamente assuefazione — ma la struttura temporale. L’accordo viene firmato nel 2021. L’Antitrust lo certifica come illegale nel 2023. I ricorsi si concludono nel 2025. La richiesta di danni arriva nel 2026. Nel frattempo, il periodo oggetto del contendere è già archiviato da due stagioni. Il calcio è andato avanti, gli abbonamenti sono stati rinnovati, e nessuno ha rimborsato niente a nessuno.

Il referto si chiude con una constatazione tecnica: in cinque anni, un cartello accertato ha prodotto zero rimborsi agli utenti, sanzioni amministrative inferiori alla caparra di un appartamento a Milano, e una richiesta danni tra aziende che si disputano un mercato che l’utente finale continuerà a pagare comunque, qualunque sia l’esito.

L’abbonato ha finanziato il cartello, poi ha finanziato i ricorsi, e adesso finanzierà il risarcimento. Operazione triangolare di rara efficienza.

☠️ Esito e Terapia Consigliata

Si consiglia a Tim e Dazn di inserire la voce a bilancio sotto la dicitura “Spese di bonifica da intesa restrittiva” e di allegare, come documento giustificativo, la ricevuta di ogni abbonamento riscosso nel triennio.


Fonte del contagio: Il Fatto Quotidiano

Articoli Correlati

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Rimani connesso

9FollowerSegui
144FollowerSegui
3FollowerSegui
65IscrittiIscriviti

gli ultimi articoli

- Advertisement -spot_img