Home Intrattenimento e opinione Satira Blocco della Flotilla: il trionfante caos italiano

Blocco della Flotilla: il trionfante caos italiano

Mentre la missione umanitaria viene dirottata, l'Italia risponde con la sua specialità: l'indignazione da corteo. Un'analisi semiseria di come il blocco della Flotilla si sia trasformato in un'epopea di stazioni occupate, ministeri preoccupati e una domanda fondamentale: ma esattamente, a chi giova tutto questo?

0
Vignetta satirica sulla Flotilla intercettata, che mostra l'Italia bloccata da scioperi e proteste mentre la missione finisce metaforicamente in bottiglia.
La strategia del caos: per aiutare lontano, fermiamo tutto vicino.

C’è una logica sublime, quasi artistica, nel modo in cui l’Italia reagisce alle crisi internazionali. Mentre la notizia del blocco della Flotilla da parte della marina israeliana rimbalzava sulle agenzie, il Paese non ha perso un istante: ha indossato il suo vestito migliore, quello dell’indignazione militante, e ha fatto ciò che sa fare meglio. Ha bloccato tutto. Stazioni, università, porti, persino la digestione pomeridiana di qualche ignaro cittadino incastrato nel traffico. Una reazione talmente istintiva e potente da far sorgere il dubbio che, sotto sotto, non aspettassimo altro.

La missione umanitaria, con il suo carico di buone intenzioni e attivisti provenienti da mezza Europa, è stata fermata, abbordata e dirottata con un’efficienza quasi noiosa. Un’operazione pulita, quasi burocratica. Ma è qui, nel Bel Paese, che il vero spettacolo ha avuto inizio. Il copione è un classico intramontabile: gli studenti occupano l’ateneo, i sindacati proclamano lo sciopero generale, e il Ministro dei Trasporti, novello Catone, tuona minacciando la precettazione. È un meraviglioso teatro dell’assurdo dove, per esprimere solidarietà a chi è bloccato in mare, si decide di bloccare chiunque sia a terra.

La Geopolitica del Pendolare: Analisi di un Blocco

Analizziamo la strategia. L’obiettivo è sensibilizzare l’opinione pubblica e fare pressione sul governo. Il mezzo? Impedire a un impiegato di Varese di raggiungere l’ufficio a Milano. È una forma di attivismo che potremmo definire “per osmosi inversa”: il disagio si accumula nelle aree metropolitane nella speranza che, per qualche magico processo fisico-politico, si trasferisca fino a Tel Aviv. È come cercare di spegnere un incendio in Australia svuotando un secchio d’acqua nel Tevere. Un gesto nobile, per carità, ma la cui efficacia logistica lascia alquanto perplessi.

Nel frattempo, le capitali europee non stanno a guardare. Da Berlino a Parigi, da Bruxelles a Barcellona, le piazze si riempiono. È un’internazionale della protesta che si muove all’unisono, unita dallo stesso grido. Ma è in Italia che il fenomeno assume contorni unici, quasi folcloristici. Da noi, il blocco non è solo una forma di protesta, è uno stile di vita, un’arte. E in questo, bisogna ammetterlo, siamo maestri.

E mentre il Paese si auto-paralizza, il dibattito mediatico si accende, raggiungendo vette di sublime inutilità. C’è chi condanna l’atto di “pirateria” israeliano, chi difende il diritto alla sicurezza, e chi, come la cantante Elisa, interviene con un accorato appello in lacrime, trasformando una complessa questione geopolitica in un episodio di “C’è Posta per Te”. È il trionfo dell’emotività sulla razionalità, del gesto plateale sull’azione ponderata.

L’eredità del blocco della Flotilla: cosa resta?

Alla fine di questa giornata di passione civile, cosa rimarrà? Probabilmente, una serie di treni in ritardo, qualche esame universitario rimandato e la vaga sensazione di aver “fatto qualcosa”. Il blocco della Flotilla sarà ricordato non tanto per l’azione in sé, quanto per il riflesso condizionato che ha scatenato. Un riflesso che ci mostra impantanati in un rituale stanco, dove la protesta diventa fine a se stessa, un modo per sentirsi vivi e partecipi senza però incidere realmente sul corso degli eventi. L’importante non è arrivare a Gaza, ma dimostrare di essere partiti, o almeno, di aver bloccato la partenza di qualcun altro. E in questo, siamo imbattibili.

Per approfondimenti:

  1. Israel intercepts Gaza Sumud flotilla vessels: What we know so far
    Analisi completa dell’intercettamento della flottiglia da parte della marina israeliana, con il contesto della missione, il numero di attivisti coinvolti, le reazioni internazionali e un riepilogo dei precedenti tentativi di rompere il blocco, incluso l’incidente della Mavi Marmara del 2010.
  2. Strike called in Italy, protests flare over interception of Gaza aid ships
    Approfondimento specifico sulle reazioni in Italia, tra cui lo sciopero generale indetto dai sindacati CGIL e USB per il venerdì, le proteste nelle stazioni di Napoli e Roma, e le azioni dei portuali che hanno bloccato navi dirette in Israele.
  3. Israeli naval ships intercept Gaza-bound flotilla
    Resoconto dell’intercettamento delle navi, con i dettagli sulle operazioni israeliane, le dichiarazioni ufficiali, le reazioni dei governi di Irlanda e Turchia, e la menzione della presenza dell’attivista Greta Thunberg sulla flottiglia.

Nessun commento

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Index
Exit mobile version