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10 Anni Senza David Bowie: Il Duca Bianco ha Avuto l’Idea Migliore di Tutti

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David Bowie Ricordo Satira
Vista dallo spazio: il Duca Bianco osserva il 2026 e tira un sospiro di sollievo cosmico. 'Meno male che sono quassù'.

L’anniversario di un addio che sembra una fuga strategica dalla follia del mondo

La Stoccata di VelAliter:
“Bowie non è morto, è tornato sul suo pianeta perché aveva visto in anteprima i risultati delle elezioni americane del 2016.”

Sono passati dieci anni esatti da quel gennaio 2016 in cui il mondo si è svegliato un po’ più grigio, un po’ più banale e decisamente meno scintillante. David Bowie ci lasciava, e con lui se ne andava l’ultimo vero alieno atterrato sulla Terra per spiegarci che essere strani non è un difetto, ma un superpotere. Le celebrazioni di questi giorni, tra mostre, documentari e tributi, hanno il sapore dolceamaro della nostalgia per un’epoca in cui la trasgressione era arte e non solo un filtro su TikTok.

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Una fuga strategica

Guardando indietro agli ultimi dieci anni, viene il sospetto che la dipartita di Bowie non sia stata solo una questione biologica, ma una scelta artistica ponderata. Pensateci: se n’è andato appena prima della Brexit, dell’elezione di Trump, della pandemia globale, delle guerre in Europa e Medio Oriente e dell’ascesa della trap. Ha dato un’occhiata alla scaletta del decennio successivo, ha scosso la testa con quel suo sorriso enigmatico e ha detto: “Sapete che c’è? Io torno su Marte, voi arrangiatevi con questo disastro”. Un tempismo perfetto, da vera rockstar che chiude il concerto prima che arrivi la polizia.

L’eredità del Duca Bianco (e il vuoto cosmico)

Cosa ci ha lasciato Bowie? Un catalogo di capolavori, certo. Ma soprattutto l’idea che l’identità sia qualcosa di fluido, che si può cambiare pelle mille volte rimanendo sempre se stessi. Oggi, in un mondo polarizzato dove devi scegliere se essere carne o pesce, bianco o nero, guelfo o ghibellino, la lezione di Bowie sull’ambiguità creativa sembra un messaggio proveniente da una civiltà superiore. Ci manca la sua capacità di spiazzare, di essere Ziggy Stardust oggi e il Duca Bianco domani, senza dover chiedere il permesso ai social network.

Il tributo definitivo

Come onorarlo davvero? Non bastano le magliette comprate da H&M con la faccia di Aladdin Sane. Il vero tributo a Bowie sarebbe reintrodurre un po’ di follia sana nelle nostre vite. Andare in ufficio truccati col fulmine, rispondere alle email cantando “Heroes”, guardare il capo negli occhi e dirgli “I’m an alligator”. Forse ci licenzierebbero, ma per un attimo, solo per un attimo, ci sentiremmo anche noi “heroes, just for one day”.


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