Il proficuo sfruttamento postumo delle icone pop
La Stoccata di VelAliter:
“L’industria raschia il fondo del barile cimiteriale, riesumando i defunti pur di non dover pagare sceneggiatori con idee originali.”
Il fantasma di Michael Jackson costretto a vagare sotto forma di Biopic al Cinema rappresenta l’ennesimo atto di necrofilia finanziaria operato da un’industria creativa ormai lobotomizzata. La totale assenza di idee originali nei corridoi di Hollywood spinge i produttori a disseppellire le reliquie del passato, sottoponendole a un processo di sanificazione morale e musicale volto a massimizzare gli incassi e minimizzare il tedioso iter legale promosso dagli eredi.
Assistere a questa operazione di chirurgia plastica post-mortem è un esercizio di tolleranza zen. L’icona viene spogliata delle sue controversie, ripulita dalle storture umane e impacchettata in due ore di montaggio patinato, pronto per il consumo di massa. La vera storia cede il passo all’agiografia da multisala, dove la complessità dell’individuo viene barattata con la vendita di merchandise e biglietti d’ingresso maggiorati per la visione in finto 3D.
Si consolida così la prassi del riciclo tombale. Invece di investire in talenti viventi in grado di scrivere narrazioni inedite, si preferisce riesumare chi non ha più facoltà di opporsi a una sceneggiatura mediocre. Il riposo eterno, nel moderno sistema dell’intrattenimento, è un lusso riservato esclusivamente a chi non è mai stato abbastanza famoso da poter essere capitalizzato.
🔎 Approfondimenti
- Vanity Fair: Tutto quello che c’è da sapere sul biopic Michael
(La liturgia promozionale di un santino cinematografico pre-fabbricato) - Rolling Stone: Le controversie ignorate dalla pellicola
(Il minuzioso lavoro di censura applicato dagli eredi e dagli avvocati) - Variety: The unstoppable rise of music biopics
(L’analisi economica di un’industria che banchetta con le spoglie dei geni)
📰 Il Quadro Completo
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