🏛️ GIULI, REGENI E IL MINISTERO DELLA CULTURA: L’EPURAZIONE SPETTACOLARE CHE NON RISOLVE NULLA
📋 REFERTO CLINICO PRELIMINARE (🩺):
- Soggetto in esame: Alessandro Giuli, Ministro della Cultura
- Patologia rilevata: Sindrome da Delega Retroattiva con Complicanze Epurative (Variante Fratricida)
- Codice di Gravità: Codice Rosso (131.000 euro — importo del finanziamento negato)
L’Incisione (🔪):
“Il Ministero della Cultura ha protocollato la memoria di Giulio Regeni sotto la voce ‘omissione di vigilanza a carico di terzi’.”
🔬 L’Autopsia Logica
Il 3 aprile 2026, la commissione ministeriale ha pubblicato le graduatorie dei finanziamenti cinematografici. Il documentario Tutto il male del mondo, dedicato a Giulio Regeni, si è classificato trentaseiesimo su centodiciotto opere valutate: primo tra gli esclusi, punteggio più alto tra i non ammessi. Aveva chiesto 131.000 euro su un budget totale di 328.000 euro. La commissione ha negato l’erogazione. Il ministro Giuli non era informato.
Il dicastero preposto alla tutela del patrimonio culturale nazionale ha così operato con la consueta precisione: ha valutato, ha classificato, ha escluso il reperto più scomodo con la massima regolarità procedurale. L’eccellenza burocratica applicata alla censura involontaria. Poi il ministro si è presentato al Quirinale, davanti al Capo dello Stato, e ha definito la faccenda “inaccettabile caduta” promettendo “un sovrappiù di coscienza morale”. Rileggere questa frase davanti alla graduatoria. Il film era primo tra gli esclusi. Una commissione nominata dal governo aveva fatto esattamente il proprio lavoro. Ogni tanto la macchina funziona benissimo.
Il reperto anatomico più interessante del caso è Emanuele Merlino: responsabile della segreteria tecnica del Ministero della Cultura, uomo di fiducia del sottosegretario Fazzolari, il braccio destro della premier. Licenziato per “mancata vigilanza sul documentario su Regeni”. Traduzione: il funzionario che gestisce i fondi sapeva. Il ministro che gestisce il funzionario non sapeva. La catena di comando ha prodotto esattamente il risultato programmato, poi si è dissolta per consentire al vertice di restare sorpreso. La seconda revoca, quella di Elena Proietti, riguarda invece una segretaria personale che non si è presentata all’aeroporto per la missione a New York. Due licenziamenti, due motivazioni diverse, stesso decreto. Il ministero si è epurato in blocco.
Arianna Meloni, interpellata dai cronisti, ha dichiarato: “State creando un caso sul nulla.”. La sorella della premier, responsabile del tesseramento di Fratelli d’Italia, ha protocollato due licenziamenti eccellenti di due esponenti FdI come fisiologica dinamica ministeriale. Il registro burocratico ha retto. Poi Giuli è stato convocato un’ora a Palazzo Chigi. Ha confermato il suo “totale sostegno al programma della coalizione di governo.” Ha ringraziato la premier per la “solidità del rapporto cordiale.” Le polemiche, si precisa nella nota di Palazzo Chigi, sono “relegate”. Termine preciso. Le polemiche vengono relegate come materiale d’archivio.
Il Ministero della Cultura ha finora espresso la propria identità attraverso: le dimissioni di Vittorio Sgarbi, le dimissioni di Gennaro Sangiuliano, il licenziamento di Beatrice Venezi dalla Fenice, la lite con la Biennale sul padiglione russo, il diniego di fondi a Regeni, la promessa di recupero, il licenziamento di chi aveva eseguito il diniego. Il governo Meloni ha nel frattempo confermato che il ministero “è centrale per l’Italia”. È un’affermazione esatta. Il problema è quale Italia stia al centro.
☠️ Esito e Terapia Consigliata
Si consiglia di rinominare la commissione di valutazione cinematografica “Ufficio Protocollazione Scomodità” e di dotarla di un timbro apposito: risolverebbe il passaggio intermedio e abbrevierebbe i tempi di epurazione.
Fonte del contagio: ANSA
