🎨 L’assurdo business della Mostra a Firenze per i 150 Anni dell’Impressionismo
IL TEATRO DELL’ASSURDO: Masse oceaniche di turisti in coda sotto il sole battente, tutti pronti a spintonarsi nei corridoi per riuscire a fotografare un quadro sfocato tramite l’iPad, illudendosi di compiere l’atto finale dell’elevazione intellettuale.
L’ALIBI ISTITUZIONALE: Le autorità fiorentine sbandierano l’evento come un momento altissimo per la celebrazione dell’arte francese, tessendo lodi poetiche alla luce di Monet. La dura realtà è che le grandi retrospettive sono state abilmente progettate come enormi imbuti che canalizzano le persone verso il vero capolavoro indiscusso: il negozio di souvenir all’uscita.
IL CONTO DA PAGARE: L’esposizione è solo il fastidioso corridoio preliminare prima dello scontrino finale. Uscirete con gli stessi identici rudimenti di storia dell’arte che avevate all’ingresso, ma sarete molto più poveri, avendo scambiato venti euro faticosamente guadagnati con una tazza in ceramica sbeccata e una gomma da cancellare a forma di ninfea. Hanno trasformato i musei in autogrill culturali ad alto scorrimento.
Fonte: Web
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